VENAFRO – “L’Opera di San Nicandro”, la storia: il dramma sacro venne scritto sul finire del XVIII sec. da Giuseppe Macchia

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VENAFRO – “L’Opera di San Nicandro”, il dramma sacro su vita ed estremo sacrificio dei Martiri Nicandro, Marciano e Daria, i tre eroi che nel 303 d.C. non indugiarono a versare il loro sangue perché nell’antica ed importante Colonia Julia di Venaphrum primeggiasse il Cristianesimo, soppiantando definitivamente il paganesimo e la potenza dell’antica Roma.

Tale lavoro teatrale è stato continuativamente rappresentato nel corso del tempo, scegliendo luoghi diversi dell’abitato ed affidandosi ogni volta ad interpreti nuovi locali e risorse messe a disposizione da benefattori privati. Un iter cioè non facile, quello de “L’Opera”, ma puntualmente bello ed interessante tant’è l’opportunità di scriverne perché tutti sappiano.

Il dramma sacro venne scritto sul finire del XVIII sec. da Giuseppe Macchia proprio per esaltare le tre figure dei martiri, ossia Nicandro, Marciano e Daria. In effetti quello del dramma sacro in chiusura di XVIII sec. era il modo ricorrente per trasmettere alle popolazioni le figure e le storie di martiri. Tanti paesi ne fruivano volentieri, come preparazione spirituale alle successive  festività  in onore dei martiri locali, che appunto avvenivano nei giorni a seguire. Un modo nuovo  per apprendere e sapere attraverso notizie ed informazioni altrimenti difficilmente acquisibili. Venafro non sfuggiva a siffatto costume e si dotò del proprio dramma sacro “L’Opera di San Nicandro” appunto, scritta da un illustre venafrano, Giuseppe Macchia. Presto il lavoro teatrale divenne di dominio collettivo da parte della gente di Venafro  che l’apprenderà praticamente a memoria, nonostante la sua rappresentazione avvenisse non tutti gli anni ma con cadenza triennale. Il lavoro scenico era in effetti, e lo è ancora oggi, la preparazione spirituale al trittico festivo patronale del 16, 17 e 18 giugno e ciascun venafrano d’ogni età, sesso, cultura ed estrazione sociale ne seguiva con massima intensità emotiva le rappresentazioni. Le più recenti messe in scena de “L’Opera” ci sono state sulla piazzetta dell’Annunziata nel centro storico, ambiente ideale per la rappresentazione, ma nei decenni andati ben diverse erano state le ambientazioni. Talune vennero svolte sul palco dell’allora cine/teatro San Domenico al rione Ciaraffella, sempre con attori “made in Venafro”, ma indimenticabili risultano ancora oggi quelle andate in scena sul sagrato della Chiesa di San Simeone al Mercato. Si era appena usciti dal secondo conflitto mondiale e Venafro aveva assoluto bisogno di  tornare alla vita che la guerra aveva tragicamente interrotto. Ed allora l’imprenditore commerciale dell’epoca il Cav. Giovanni Atella, rientrato dagli Usa dove aveva fatto fortuna, non indugiò a mettere a disposizione i propri averi perché i suoi compaesani potessero fruire dello spettacolo de “L’Opera”. Comprò tutto per la rappresentazione, ossia scene, costumi, armature e quant’altro, invitò i concittadini a recitare e lui stesso fu tra gli attori interpretando Massimo, la più autorevole autorità politica dell’Antica Roma a Venaphrum, ossia in provincia. Si recitò per più sere sul sagrato della Chiesa di San Simeone, detta anche del Purgatorio, al rione Mercato, con tantissimi spettatori in piedi o su scanni, sedie ed altro ad affollare le tre recite serali senza perdersi una sola battuta. I più piccoli tra gli spettatori si gustavano lo spettacolo stando a bocca aperta in primissima fila appoggiati al palco senza perdersi  una scena o un solo interprete. In tanti all’epoca conoscevano a memoria “L’Opera” e non di rado precedevano nelle più significative battute teatrali gli stessi interpreti “rubando” loro, come suol dirsi, la scena. Seguivano momenti concitati, non disgiunti da qualche contrarietà dal palco, ma subito dopo il dramma proseguiva in tutta regolarità e con la generale soddisfazione tra intensità recitativa ed emozioni da parte del pubblico, prima del fragoroso applauso finale all’indirizzo di interpreti e collaboratori, senza dimenticare ovviamente il benefattore che aveva permesso il tutto, il Cav. Giovanni. Dopodiché si rientrava soddisfatti di aver assistito a vita ed opere dei Santi Martiri, pronti a celebrarli e festeggiarli nel corso della successiva tre giorni di festa di metà giugno. Uno spaccato bellissimo di vita trascorsa venafrana, questo appena descritto, che testimonia la passione popolare per le tre eccelse figure dei primi eroi cristiani dell’antica Venaphrum, Nicandro, Marciano e Daria, immolatisi 1.718 anni addietro in nome del Cristianesimo.

                                                                                               Tonino Atella                                    

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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