Riforma delle Giustizia, Leontina Lanciano: “Il carcere sia l’extrema ratio”

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ROMA – La Garante regionale dei diritti della Persona ha partecipato all’assemblea della Conferenza dei Garanti delle Persone private della libertà.

La Garante regionale dei Diritti della Persone private della libertà personale, Leontina Lanciano, ha partecipato all’assemblea della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, svoltasi venerdì 5 novembre a Roma.

Nel corso dell’assemblea, è stato approvato il “Contributo della Conferenza dei Garanti territoriali per la riforma e l’innovazione del sistema penitenziario e dell’esecuzione penale”, inviato a Marco Ruotolo, presidente della Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario, recentemente istituita con decreto della ministra della Giustizia, Marta Cartabia.

Un’iniziativa importante, quella che noi Garanti abbiamo voluto intraprendere – afferma Leontina Lanciano – perché fornisce indicazioni e suggerimenti utili al miglioramento del sistema penitenziario proprio da chi opera quotidianamente nel mondo delle case circondariali nella propria veste di organismo di garanzia. Il carcere, nel sistema penitenziario del futuro, deve essere considerato l’ultimo espediente, l‘extrema ratio del percorso dell’esecuzione penale, riservato solo a casi particolari”.

Il testo del contributo evidenzia alcuni aspetti ritenuti di primaria rilevanza da parte della Conferenza dei Garanti territoriali.

“Con la costituzione della Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario – viene segnalato nel documento – la Ministra della giustizia Marta Cartabia ha dato un nuovo impulso alle aspettative di riforma che l’intero settore dell’esecuzione penale nutre da tempo e che – dopo la stagione di speranze degli Stati generali della esecuzione penale promossi dal Ministro Orlando – sono state in parte deluse dalla mini-riforma del 2018, poi contestate da un indirizzo politico carcero-centrico e infine frustrate dalla emergenza pandemica.

L’impresa, dunque, non è facile e deve fare fronte a tare storiche del nostro sistema penale e penitenziario, rinnovate e rese più evidenti dalla pandemia. Questo significa, innanzitutto, che il sistema penitenziario del futuro non potrà tornare a essere quello del passato, come se la pandemia fosse una nuvola passeggera, anche se la prima cosa da fare è sottoporre a un’attenta verifica le disposizioni del regolamento del 2000 e della legge del 2018 ancora inattuate, insieme con le indicazioni operative della Commissione Palma della passata legislatura”.

Il nuovo sistema penitenziario, quindi, dovrà avere tra le proprie priorità “la necessità di tornare a un’idea di diritto penale minimo, liberare e garantista – viene sottolineato nel contributo – e del carcere come extrema ratio, riservata solo agli autori di gravi reati contro la persona o comunque connessi alle attività delle organizzazioni criminali”. Ciò significa che non solo andranno “sostenuti i di alternativa alla sanzione detentiva già in sentenza, ma anche quei progetti di depenalizzazione di condotte con minima o nulla offensività”.

Per quanto riguarda le videochiamate, prassi sperimentata nel periodo di emergenza sanitaria, “devono diventare strumento ordinario di comunicazione, accanto e non in sostituzione dei colloqui o delle telefonate, così come internet deve diventare accessibile sia per le attività didattiche, formative e lavorative che per l’accesso alla cultura e all’informazione”.

Per i Garanti, poi, è necessario “dare efficace attuazione sia agli investimenti per la individuazione di case famiglia, affinché nessun bambino sia più ospite dei penitenziari italiani, e per progetti di trattamento e reinserimento sociale di sex-offenders e maltrattanti“.

Numerosi i temi affrontati. Tra questi ci sono: la corrispondenza in forma elettronica; le coperture di spese degli affidamenti al minimo ribasso del servizio del vitto, come recentemente rilevato dalla Corte dei conti per il Lazio; il potenziamento delle forme partecipative dei detenuti, nella programmazione delle attività, così come nella gestione delle biblioteche e nel controllo delle forniture per il vitto e delle graduatorie per il lavoro; il passaggio dalle parole ai fatti in tema di diritto all’affettività e alla sessualità in carcere; il potenziamento dei servizi di telemedicina e l’adozione di una cartella clinica elettronica per garantire un’adeguata continuità assistenziale alle persone detenute e il potenziamento dei servizi di salute mentale, con una propria presenza multidisciplinare in tutti gli istituti di pena.

Infine, i Garanti territoriali sostengono che nel piano dei ristori dovuti a seguito della pandemia, non possa mancare il risarcimento delle condizioni di detenzione particolarmente gravose subite durante l’emergenza, attraverso forme di liberazione anticipata speciale.

C.C.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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