CONVEGNO – Regione Molise, 58 anni dalla sua nascita: quello che manca e quanto necessita aggiungere per voltare pagina

micaela fanelli
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CAMPOBASSO – 17 dicembre 1963  a larga maggioranza (493 voti su 536 votanti), la Camera approvò la proposta di legge costituzionale con la quale fu sancita la nascita della Regione Molise.

Cinquantotto anni e una nuova rivoluzione costituzionale e di aree accorpate per superare il modello consumato dagli anni e da una storia politica e amministrativa che certamente ha portato pochi vantaggi al Molise sono allo studio per rendere più funzionali con rapporti di forza concreti il confronto con  lo Stato su una nuova programmazione soprattutto per quelle aree dell’Italia che accusano ritardi nella loro architettura strutturale amministrativa e dei servizi.

La consigliera regionale del Pd Michela Fanelli fa la sintesi di quello che il Molise ricerca per un futuro prossimo a breve scadenza illustrando il dibattito che si svolgerà domani su questi temi in Consiglio regionale alla presenza del presente e del passato e sopratutto di illustri ospiti giuristi e non che tuttavia vorranno suggerire un nuovo tracciato.

“Ne torniamo a discutere per una nemesi, proprio negli stessi giorni, a cinquantotto anni da allora e a cinquanta dall’effettivo avvio delle regioni italiane. Una decisione storica che aprì nuovi orizzonti istituzionali e politici per la XX Regione, che oggi necessita di una nuova, approfondita riflessione, per tracciare la migliore e più sostenibile strada lungo la quale il Molise è già, di fatto, in cammino.

Domani, 21 dicembre, il Consiglio regionale del Molise celebrerà questo importante momento con un doppio, autorevole appuntamento. La mattina, con il convegno dal titolo “Il Molise e la sfida del regionalismo italiano dopo la pandemia”, il pomeriggio con una seduta d’aula dedicata al tema, per tracciare la rotta della nostra regione.

Un’iniziativa che ho fortemente voluto e ricercato, accolta dalla Presidenza del Consiglio e dai Consiglieri tutti, ai quali va il mio più sentito e sincero ringraziamento e sulla quale ho lavorato sin dall’agosto 2020, promuovendo a Termoli il primo incontro dedicato al tema del regionalismo.

Da qui, il percorso di studio e approfondimento su una riforma di cui si discute da anni, è proseguito in Consiglio Regionale, che ad ottobre 2020 approvò all’unanimità un ordine del giorno, di cui sono stata prima proponente, per commissionare una compiuta e particolareggiata ricerca di analisi – redatta poi dalla Svimez – sugli effetti positivi e negativi (economici, sociali, di competitività territoriale, finanziari) circa la possibilità di realizzare entità regionali che “accorpino”- utilizzo volutamente un termine generico – più Regioni, muovendo dal punto di vista dell’interesse della Regione Molise.

Una discussione che speriamo possa contribuire a definire il futuro delle nostre regioni, esprimendo una seria valutazione sui pro e contro dell’attuale regionalismo, per una riforma che si inserisce nel dibattito nazionale in corso, necessaria per risolvere i problemi mai superati, messi ancor più in risalto dalla pandemia.

Per avere più forza nei confronti dello Stato centrale e in Europa, per l’inizio di una nuova stagione, che dovrà vedere l’Italia e le Regioni capaci di riequilibrare i rapporti ed i diritti tra centro e periferia, città ed aree interne, per garantire più uguaglianza e giustizia sociale in tutti i luoghi. E tra le varie strade percorribili, un primo passo è quello concesso dall’ottavo comma dell’articolo 117 della Costituzione, la cosiddetta cooperazione rafforzata, che offre alle Regioni la libertà di associarsi liberamente, attraverso accordi (bilaterali o plurilaterali) ratificati dalle rispettive leggi regionali, senza necessità di riforme costituzionali, per svolgere insieme alcune funzioni. Senza cancellare le proprie istituzioni, basandosi su meccanismi di gestione simili a quelli europei.

Personalmente, ritengo però che quello della cooperazione rafforzata rappresenti solo l’inizio di un percorso più ampio e strutturato, che porti ad un ridisegno complessivo della geografia istituzionale italiana, dopo aver valutato tutti i pro e i contro in chiave di efficienza, competitività, riorganizzazione armonica dell’architrave del regionalismo.

Un percorso che porti a nuove articolazioni geografiche più vaste. Le macroregioni, infatti, possono rappresentare una delle soluzioni possibili, forse la migliore, per rispondere al meglio all’esigenza dei bisogni, dell’eguaglianza e della giustizia sociale, abbandonando quella fallimentare dei numeri e dei tagli che tanti, troppi danni ha generato dal 2008 ad oggi. Perché quello che oggi più conta, è la necessità di trovare attraverso le riforme i modi per attuare appieno i diritti (l’esercizio di quello alla salute, alla mobilità, al lavoro, alla formazione, ecc.), ridurre i costi, aumentare le possibilità di crescita e sviluppo sociale ed economico.”

Di tutto questo si parlerà nel corso dell’incontro di domani mattina, con validi e qualificati relatori: Adriano Giannola Presidente Svimez, la professoressa dell’Università del Molise Laura Ronchetti, il già Presidente della Regione professor Giovanni Di Giandomenico, il Presidente dell’Associazione degli ex Consiglieri Gaspero Di Lisa, i colleghi Consiglieri Iorio, Greco e Cefaratti e con gli esponenti del partenariato istituzionale, economico e sociale.

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