ISERNIA – Sabato 26 febbraio inaugurazione della mostra delle maschere di Carnevale realizzate a merletto al tombolo

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ISERNIA – L’Universalità della cultura e della tradizione. Il merletto in Mostra per il Carnevale: sabato 26 febbraio inaugurazione della mostra.

Ad Isernia, la mostra delle maschere di Carnevale realizzate a merletto al tombolo che verrà inaugurata presso la Galleria d’Arte “ Spazio 180 – Petrecca – in via Marcelli, il 26 febbraio alle ore 17,00, viene segnata ma rafforzata da polemiche sterili e senza alcun fondamento. I primati non interessano a nessuno.

Qualche giorno addietro un bell’articolo, poneva l’accento su come la cultura e la tradizione dovessero essere calate dall’alto, velatamente disprezzando il valore antropologico, aggregativo e comunicativo dettato dall’Associazione “ Il merletto di Isernia – Tradizione nelle mani “ . Una lezione universitaria che declina a se ogni beltà di un mondo che è sempre stato del popolo e decisamente sfruttato da chi, con il tempo, ne ha fatto una ricchezza ponendolo in vetrine di negozi “ acculturati “ dal danaro.

Nulla di più vero, considerare il merletto un opera d’arte, e quindi porlo tra l’Olimpo dell’Eccelso, onde evitare, che lo stesso merletto, possa essere ,“ per i più “, materiale senza valore, e quindi sminuire un percorso che certamente non è di proprietà di nessuno ma dell’Umanità intera, e che, solo grazie ad azioni, “ popolari “, di conservazione e divulgazione, ancora riesce a far breccia tra ricordi passati di gente che nei vicoli si poneva a servizio dei più ricchi, per favorirne bellezza da mostrare a terzi, per vezzo o per aumentare le fauci delle tasche già piene. Ci verrebbe da pensare alla transumanza che nel diventare Patrimonio Unesco ha scoperchiato i coperchi dello sfruttamento dei pastori in onore di un pezzo di pane per sfamare famiglie in attesa di un ritorno.

L’articolo indiscutibilmente mira ad acculturare il ” popolino “ che non vuole, per fortuna, essere ancora sottomesso a chi, proprio con la saccenza culturale, cancella il lato strettamente connesso al sociale, alla vita quotidiana, all’aggregante forza di centinaia di donne che giornalmente non guardano ad economie proprie o di altri, ma solo all’aspetto conservativo. Sicuramente necessita un’azione di perfezionamento, come ben si legge nello scritto, e se ci sbagliamo chiediamo già scusa, ma ciò non si appalesa. Dar lustro al merletto significa soprattutto ritrovar il ricordo di un passato, non certamente idilliaco, che ha portato le moltitudini di Isernine a perder la vista, a sottigliar il movimento delle mani, a ridonar ricchezza a commercianti, ed a chi, già da tempo immemore, ebbe a capire l’importanza di donne in cerca di una condizione decisamente migliore.

Anche questo, anzi, soprattutto questo, è la sinossi della Candidatura Unesco che, si ricorda, non parte certamente da Isernia, non figura tra i capofila e la vede decisamente comprimaria già da quel 2019 e assente del tutto nelle già abortite richieste precedenti. Senza mai vigore popolare, a dimostrazione che forse è mancata comunicazione o eccesso di possesso, oggi riprende vigore grazie al lavoro di centinaia di donne che non accampano nessun merito, se non quello di aver ridato speranza ad un ritorno di un passato dove Isernia pullulava di voci e rumori nei più reconditi spazi cittadini, che sono ancora la storia di una Città, tra le più belle d’Italia. Fare un distinguo tra associazioni, considerarsi migliori o quanto meno “ diversi “, è certamente doveroso se si pensa che il Mondo pone a se lo scettro della vita. Considerare, poi la vita posta tra due posizioni “ quella dei ricchi “ e “ quella dei poveri “, è davvero una selezione classista e mai vincente.

Le donne di Isernia, quelle che si animano di pazienza e di passione, sono tutto questo, non altro. L’articolo molto autoreferenziale, non da risalto, volutamente, che i Patrimoni sono di tutti, anche palesandolo in modo molto velato, e omette di precisare che i dominus della candidatura sono ben altre figure ed istituzioni. Omette di delineare la via che il Mibac oggi Mic, intraprende nel ricercare le fasi e gli aspetti sociologici ed antropologici e non certamente gli aspetti strettamente connessi al valore economico del merletto. La bellezza non si sintetizza in un concetto strettamente connesso al pezzo realizzato, ma alla sua storia.

La sua vera missione è racchiusa nella tradizione, nell’usabilità sociale, nei passaggi di un tempo che ne dettano conservazione, memoria. Fondamentali i passaggi che parlano di povertà e borghesia, di istruiti ed ignoranti, di solitudini e moltitudini di genti che mai hanno osato ed oseranno mirare a dove volano le aquile. Il bello delle regine dei rapaci è saper volare in alto guardando con attenzione gli aspetti più bui, e non necessariamente solo la luce. L’interesse è di tutti, l’autoreferenzialità meno. Questo è il vero ostacolo, e non certamente per il riconoscimento Unesco, che non ne pone. I meriti ed i demeriti sono alla base delle partecipazioni e solo quelle attive sono il succo del successo. Le righe piene di dichiarazioni indifendibili e non condivisibili, aumentano le distanze che potranno accorciarsi solo parlandosi e non scrivendo, creando volutamente barriere per sentirsi indenni da colpe. Le donne di Isernia sono sempre state pronte ad abbracciare chiunque, ricco o povero che sia.

Ciò è stato declinato nonostante sempre favorito. Ne è testimone la gente, la politica stessa che a volte prende posizioni senza pensare al danno e solo per compiacimento. Lo testimonia il già sindaco D’Apollonio, vero fautore della condizione, dopo circa 10 anni dalla prima richiesta di candidatura, di interessamento e del favorire l’apertura all’ associativismo a tal nobile scopo. La cultura ha aspetti sociologici che esulano dal primeggiar scettri. Anche per questo si è sostanzialmente costituita una Rete che vede Federazioni, Fondazioni, Privati, Associazioni, Cooperative, Scuole ed Enti ( Tra i costituenti vi sono Federazioni e cultori delle tradizioni Popolari che siedono ai tavoli ministeriali ), unirsi per favorire il superamento di scogli e di muri che celano diverse posizioni e falsità. Sovviene una cantata di Facco, che per mostrar apertura al mondo, nel rispetto e nella massima collaborazione, vi citiamo in parte, solo per non mettere troppa carne sul fuoco e rischiare di bruciarla. Non è mai stato questo assunto negativo, lo scopo delle “ – fastidiose Pzzgliare – “.

C.C.

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