Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo: c’è ancora tanto da fare

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AUTISMO – Anche in Molise sono tante le famiglie con un bambino autistico che devono affrontare quotidianamente enormi difficoltà e troppo spesso vengono lasciate sole.

Sono oltre 20mila i bambini che soffrono di un disturbo del comportamento di tipo autistico da nord a sud della Penisola. E’ quanto emerge dall’elaborazione dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) su dati Ministero della Salute in occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo che ricorre oggi sabato 2 aprile. In Italia l’autismo riguarda i maschi 4,4 volte più rispetto alle femmine e si stima che 1 bambino su 77 (età 7-9 anni) ne presenti i sintomi, secondo il ministero della Salute. Si tratta di una patologia che di solito si manifesta tra i 14 e i 28 mesi di età e in Italia – sottolinea Uecoop – colpisce circa 500mila persone e per la quale occorrono terapie specifiche, assistenza e una continua azione di stimolazione della comunicazione e del contatto interpersonale.

Anche in Molise sono tante le famiglie con un bambino autistico che devono affrontare quotidianamente a enormi difficoltà e troppo spesso vengono lasciate sole. Resta l’annoso problema dei costi degli interventi per questi pazienti, che oltretutto, una volta maggiorenni, rischiano di scomparire dai radar. Qualche giorno fa, Il presidente della Regione Molise, Donato Toma, in qualità di commissario ad acta alla Sanità, attraverso proprio decreto, ha proceduto a definire i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l’autorizzazione all’apertura e all’esercizio dell’attività sanitaria di strutture deputate alla erogazione di prestazioni sanitarie in favore di soggetti affetti da autismo.

Quattro le tipologie sanitarie previste: Ambulatorio, Riabilitazione domiciliare, Centro diurno, Comunità assistenziale. In questo modo si potrà garantire o almeno si spera, una continuità nelle attività di sostegno e supporto a chi è affetto da autismo. L’obiettivo del percorso socio-educativo-riabilitativo è quello di avviare l’utente verso il recupero e la promozione dell’autonomia personale e sociale, di acquisire e mantenere abilità cognitive e relazionali, di garantire una vita quotidiana dignitosa, anche evitando il rischio di ricoveri ospedalieri fuori regione.

La Comunità eroga attività di tipo educativo, sociale, riabilitativo, farmacologico e può prevedere un modulo di residenzialità temporanea a breve termine per le situazioni nelle quali si rilevi la necessità di una temporanea permanenza in un contesto così strutturato, ma anche un modulo di residenzialità a medio-lungo termine.

In Italia tanto si è fatto e tanto si deve ancora fare per non lasciare indietro nessuno.

C.C.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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