QUESITI REFERENDARI – “Due NO e tre SI per migliorare la giustizia in Italia”, secondo Fratelli d’Italia

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REFERENDUM – Se ne parla non tantissimo per la verità, ma la posta in gioco è considerevole. Il riferimento è per il Referendum sulla Giustizia di domenica prossima 12 giugno, che propone cinque quesiti referendari.

Il primo concerne l’abolizione della cosiddetta legge Severino, il secondo prospetta maggiori limiti alla custodia cautelare, il terzo referendum è quello che mette a fuoco il tema scottante della separazione delle carriere dei magistrati, il quarto è per l’equa valutazione dei magistrati ed il quinto si occupa della riforma del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura).

Quest’oggi ospitiamo il parere nel merito di Fratelli d’Italia, fermo restando la disponibilità a riportare posizioni referendarie diverse.

In pratica FdI si dice contrario ai primi due referendum e propone il NO al primo quesito, sostenendo che la legge Severino vada modificata e chi ruba non può rappresentare il popolo italiano. Analogo NO di FdI e quindi contrarietà anche per il secondo quesito “per arrestare la criminalità – fa sapere il partito della Meloni- e perché non si possono lasciare liberi spacciatori e ladri di appartamenti”. Dal terzo quesito e sino al quinto conclusivo, il partito di destra propende invece per il Si, cioè è favorevole, e spiega: “Occorre separare le carriere dei magistrati -si sottolinea sul terzo quesito-  e basta cambi di casacca tra giudici e pubblici ministeri”. SI anche all’equa valutazione dei magistrati, “per una magistratura democratica -puntualizza FdI- perché è troppo facile giudicarsi da soli”. La chiusura con la riforma del CSM ed ancora parere favorevole della formazione di destra. “Fermiamo lo strapotere delle correnti -si ritiene in FdI- ogni magistrato ha diritto a candidarsi al CSM, senza scendere a patti con nessuno”.

Fratelli d’Italia quindi propone due No ai primi due quesiti e tre SI ai successivi. Appena pervengono, saranno ospitate le posizioni differenti sui temi in discussione. Ricordiamo che perché il referendum abbia valenza è necessario che voti la metà più uno degli elettori italiani. In caso contrario viene meno il tutto.

                                                                                                       Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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