VENAFRO – Festività patronali, un’intervista alquanto anomala: “Ammessa” sì… ”Ammessa” no… 

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VENAFRO – A proposito delle imminenti festività patronali c’è sempre un episodio da aggiungere alla già variegata e ricca facciata esteriore che le caratterizza.

Quello che ci riguarda – apparentemente piccolo, superficiale, ma non troppo, sicuramente però inedito, accadde sul piazzale antistante il convento quando un cronista si avvicinò a un gruppetto di uomini che lì sostava in attesa del Ponteficale di mezzogiorno e chiese a sorpresa, in giro, cosa avrebbero cambiato in quella prolungata festività (era il diciassette giugno, l’anno prima della funesta comparsa del coronavirus).

Uno dei presenti, quasi stesse aspettando quella domanda e, a sua volta a sorpresa, rispose subito che avrebbe impedito che si spillassero sul busto argenteo di San Nicandro i 5-10-20 euro, quasi incentivi per altri a fare altrettanto se non di più e aggiunse che avrebbe tolto anche il cestino delle monetine proprio ai piedi della stessa statua. Un po’ spiazzato il giornalista fece notare che “quelle pratiche” erano una comune vecchia consuetudine di tutte le festività. – E allora sono una comune vecchia e brutta consuetudine che andrebbe abbattuta. Possono irritare ori addosso ad alti prelati, denari non proprio spillati addosso, ma non si tollerano sui Santi, per i quali non sono stati certo una priorità, come per noialtri. Finalmente l’ho detto! -Ma come si organizzerebbe la festa e la sussistenza stessa del convento? – volle approfondire il cronista – Ah per quello c’è il comitato che gira di casa in casa, postazioni nelle piazze, l’”Ammessa”… Per il resto ci sono abbondantemente altri proventi. Ricorda Manzoni? Il Convento è come un bacino nel quale confluiscono vari immissari che i frati, poi, con la povertà che li contraddistingue, dirottano in altrettanti rivoli di beneficenza trattenendo solo il necessario – concluse tutto d’un fiato e anche un po’ stremato.

– Senza “sold” non si cantano messe – saltò su allegramente un altro. – D’accordo – si intromise un terzo – i soldi servono, eccome! Ma nelle grandi case, come sono le chiese e i conventi, ci sono pure, come nelle famiglie, del resto, parrocchiani e fedeli che li fanno circolare con generosità e abbondanza senza disturbare nessuno. -Ci sono pure – tornò alla carica quello di “Senza sold”… – tanti “distratti” tra quelli che dici tu. – Il mondo religioso va avanti anche senza di quelli – tentò di rassicurarlo il “moderatore”. L’altro però volle chiarire fino in fondo il concetto: – Perché se lo sono davvero…distratti, l’offerta potrebbero farla due volte: una all’entrata della chiesa, nell’apposita cassetta, e un’altra all’uscita. Se poi si fingono “distratti”, in chiesa che ci vanno a fare? – Ecco perché – lo liquidò sempre l’altro – il sagrestano o la praticante più assidua glielo mette sotto il naso il vassoio della questua – ma tacque all’improvviso come chi vuol rimangiarsi qualcosa appena pronunciato: forse la parola “questua” non dovette proprio esaltarlo. Poi spuntò fuori, chissà come, e ti pareva! la questione dell’”Ammessa”. – A proposito, si continua a fare? – volle informarsi qualcuno. Nessuno lo sapeva con certezza, e meno che mai il giornalista, che veniva da fuori. – Perché non si dovrebbe… – azzardò quest’ultimo. Si sovrapposero delle perplessità: È un’asta…Un’esibizione di disponibilità finanziarie… La statua è di tutti… – Secondo me – intervenne, anche con una certa autorità, uno che non aveva ancora “aperto bocca” – non è un’asta vera e propria, – E che cos’è allora? – fu interrotto. – Secondo me, è un modo di esternare il proprio attaccamento, chiamiamolo pure così, ai nostri Santi Martiri. Intanto si svolge fuori dalla chiesa ed è una tradizione antichissima; non pretendono, i partecipanti, con quella grande somma che ogni volta si raggiunge, il monopolio di portare essi stessi a spalla la Statua e le Reliquie per tutto il lungo percorso, ma le cedono a squadre di giovani volenterosi. E intanto si è accantonata una bella somma per la festività in corso o per quella successiva. A questo punto il giornalista avvertì, a bassa voce, che il Pontificale era cominciato e si allontanò educatamente con la testa che gli girava un po’, mormorando tra sé: – Questi Venafrani, però!

E mentre all’interno del Convento la solenne celebrazione proseguiva, fuori lo scambio di opinioni nel gruppo tra “Ammessa” sì… ”Ammessa” no… continuò ancora per un po’. Non so voi, ma io, anche se nessuno me lo ha chiesto, sono d’accordo, senza riserve, su quello che disse il primo intervistato un po’ arrabbiato circa gli euro spillati sul sacro Busto e su quel cestino delle monetine proprio ai Suoi piedi.

                                                                        Rosaria Alterio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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