VENAFRO – E’ il giorno del triste ricordo, del terribile grido all’alba “C’hann arrubbat Sant N’candr”

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VENAFRO – “C’hann arrubbat Sant’ N’candr”.

Fu il grido disperato -piangendo, stravolta e mani nei capelli- dell’anziana Zia Carmela, abitante alle Manganelle, rione a nord del centro storico venafrano, una volta accortasi che qualcuno aveva portato via dalla Chiesa di Cristo (alias del SS Viatico) il venerato e bellissimo Busto argenteo raffigurante il Patrono San Nicandro, opera magnifica dell’eccellente Scuola Orafa Napoletana del ’600, furto sacrilego rimasto tale in parallelo coi ladri letteralmente volatilizzati e da allora mai più scoperti.

In altro articolo ci si addentra nell’argomento, che resta “una spina” per i sentimenti popolari venafrani, mentre oggi si cerca di dire delle emozioni e dell’impegno di tanti per tentare il recupero del mal tolto. Come Zia Carmela, tutti i venafrani rimasero colpiti dall’evento ed a centinaia si radunarono all’alba dinanzi alla Chiesa di Cristo da dove il simulacro era stato rubato. Una collettività stravolta e non mancarono accuse veementi verso l’apparato ecclesiastico che avrebbe dovuto conservare diversamente il simulacro. Lo stesso Vescovo del tempo, Mons. Di Filippo, non sfuggì alla protesta popolare!

Dopodiché le ricerche, l’impegno per ritrovare San Nicandro. Giovani ambosessi venafrani in azione dappertutto alla ricerca del simulacro, ritenendo potesse essere stato nascosto momentaneamente nell’abitato cittadino. Ci fu chi cercò a ridosso della Chiesa dell’Annunziata, chi addirittura nelle acque del torrente Rava e chi, come i Frati Francescani del tempo, sperarono nei “capi bastone” di Campania e Puglie –i soggetti poco raccomandabili del periodo- perché aiutassero nel ritrovamento e restituzione della refurtiva. Nemmeno il Comune di Venafro restò inoperoso ed il Sindaco del tempo, avv. Nicandro Testa, contattò personaggi non venafrani ma residenti momentaneamente a Venafro in quanto confinati perché si adoperassero all’importante recupero.

Seguirono momenti e giornate intensissime, la città viveva col fiato sospeso sperando nel “miracolo”, tanti giovani e molte donne non desistettero dal cercare ovunque sia a Venafro che in pianura e nei Comuni limitrofi, ma della refurtiva nemmeno l’ombra.

Le forze dell’ordine ovviamente si attivarono tantissimo ed il Comandante dei CC dell’epoca, Ten. Filippo De Angelis, non lasciò alcunché d’intentato per riuscire nel recupero e far tornare il sorriso e la tranquillità sui volti dei venafrani. Fu un enorme e generale attivarsi, ma quel meraviglioso volto del San Nicandro del ‘600 nessuno più l’avrebbe ammirato! Sparito, volatilizzato assieme ai disgraziatissimi ladri sacrileghi!

Dopo 36 anni dove si trova il simulacro, ammesso che non sia stato sciolto per ricavarne argento da vendere?

Domande e questioni che restano irrisolte, anche se si propende per il non scioglimento del simulacro dato il valore relativo dell’argento all’epoca. Ma soprattutto perché, trattandosi di furto sacrilego, al ladro interessava la refurtiva nella sua interezza per “piazzarla” sul mercato. Ed allora dove trovasi ? In Italia è difficile, altrettanto in Europa, e tanti propendono per Paesi non cristiani, raggiunti all’epoca su navi. E’ così? Volesse il cielo poterlo affermare con sicurezza, perché si starebbe all’anticamera del suo ritrovamento e recupero! Ed allora non resta che ricordare e sperare …

Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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