ISERNIA – Carabinieri, nome in codice: “Dallas”. Storia a fumetti del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

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ISERNIA – Un romanzo a fumetti che racconta la storia di Dalla Chiesa, specialmente a chi non c’era. Con il linguaggio visivo dei nostri giorni.

L’ultimo fotogramma del film è noto. Una Autobianchi A112 color panna crivellata dai colpi di un Kalashnikov AK 47. Dentro, i corpi del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, prefetto di Palermo, e della seconda moglie, Emanuela Setti Carraro, sposata appena due mesi prima. Subito dietro, nell’Alfetta blu della scorta, è stato ferito (morirà 12 giorni dopo) l’agente Domenico Russo. È una scena di guerra quella della sera del 3 settembre 1982, quarant’anni fa, in via Carini a Palermo. Scene che intere generazioni di italiani hanno ben presenti. Ma che i più giovani rischiano di non aver mai incrociato.

È questo il senso dell’operazione ora patrocinata da Stato maggiore della Difesa, Arma dei Carabinieri, Struttura per gli anniversari nazionali della Presidenza del Consiglio: un romanzo a fumetti che racconta la storia di Dalla Chiesa, specialmente a chi non c’era. Con il linguaggio visivo dei nostri giorni è nato il volume “Le stelle di Dora. Le sfide del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa”, graphic novel di Ciaj Rocchi e Matteo Demonte, volume edito da Solferino nella collana Connessioni uscita il 2 settembre, in occasione del quarantesimo dalla strage di via Carini.

Non solo. Proprio come grande operazione di memoria e di educazione alla legalità dei ragazzi delle scuole superiori, un’edizione speciale sarà distribuita dai comandi territoriali dell’Arma dei Carabinieri in tutte le 11 mila scuole secondarie di secondo grado d’Italia. Infine, la graphic novel sarà disponibile in forma di ebook nell’App digitale del «Corriere della Sera». Si parte da quell’ultimo fotogramma.

E si va all’indietro. Il linguaggio della graphic novel, con lo stile inconfondibile di Rocchi e Demonte, assidui collaboratori de «la Lettura», accompagna i lettori in Montenegro nel 1941, con il giovane Carlo Alberto (era nato nel 1920) sottotenente di fanteria. L’anno dopo lo troviamo alla tenenza dei Carabinieri a San Benedetto del Tronto, dove, dopo l’armistizio del 1943, è attivo nella Resistenza e nel sostegno alla popolazione. La Dora del titolo è Dora Fabbo, la prima moglie, conosciuta a 18 anni e morta d’infarto nel 1978, madre dei figli Rita, Nando, Simona.

Le lettere che il marito le scrive punteggiano tutta la graphic. Dopo la guerra, l’allora capitano viene mandato in Sicilia: i legami tra mafia e banditismo, l’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto nel 1948, la lotta ai corleonesi Michele Navarra e Luciano Liggio sono alcuni dei fronti su cui lavora, come viene documentato nel romanzo grafico.

La lotta per la legalità viene portata avanti durante tutta la carriera dall’ufficiale. Che in questo volume illustrato non diventa supereroe ma eroe quotidiano, concreto uomo di Stato. Nome in codice: Dallas. Ritorna a operare in Sicilia più volte, nel 1966 — tra gli altri riconoscimenti, la medaglia di bronzo al valor civile per la sua attività durante il terremoto del Belice del 1968 — e poi in quel fatale 1982, da prefetto. Le tavole di Rocchi e Demonte, con il ritmo di un poliziesco illustrato, lo ritraggono però anche su altri fronti. Come a Torino nella lotta contro il terrorismo e le Brigate rosse (con, tra l’altro, la cattura nel 1974 dei capi storici delle Brigate Rosse Renato Curcio e Alberto Franceschini), così come negli incarichi negli istituti di prevenzione e pena.

Oppure viene disegnato mentre nel 1981 viene intervistato in tv da Enzo Biagi. Ciaj Rocchi e Matteo Demonte «hanno inteso evidenziare, oltre la sua storia professionale nota ai più, il profilo umano e sentimentale del protagonista, cogliendo quanto quest’ultimo aspetto abbia in effetti incisivamente determinato tutti gli altri», sottolinea in uno degli interventi che corredano il volume il generale Alfonso Manzo, capo del Quinto reparto dello Stato maggiore della Difesa.

«A Palermo, in quei cento giorni tra maggio e settembre del 1982, pur nella consapevolezza di andare incontro a un destino ineluttabile, senza trascurare il contrasto operativo alla mafia, riuscì a mobilitare le coscienze di migliaia di operai, di studenti, di vittime della droga, di quei palermitani onesti che videro morire, in quella tragica serata del 3 settembre, la loro speranza», conclude il generale Teo Luzi, comandante generale dell’Arma dei Carabinieri.

C.C.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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