“Cosa regaleresti a Gesù Bambino”? Sondaggio di una maestra in prossimità del Natale

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COSA REGALERESTI A GESÙ BAMBINO?

Fu il piccolo “sondaggio” che una maestra della vecchia scuola, in prossimità del Natale, propose una mattina, ai suoi piccoli alunni. Un gruppetto di quelli che avevano appena iniziato a scrivere, così risposero:

Correvano l’anno 1980/81 nella scuola cosiddetta tradizionale, severa, sonnacchiosa che pure, però, tra limiti e manchevolezze, includeva nel suo percorso dolci scansioni di stagioni, festività, ricorrenze. In questo periodo, ad esempio, nell’aula si allestiva il presepe, si tappezzavano pareti e finestre con disegni di abeti, angeli e stelle. Si mandavano a memoria una, ma anche due o tre poesie sul Natale, si preparava una recita… Si scriveva la letterina di auguri per i genitori con l’immancabile promessa di essere sempre “più buoni”. S’inventava una favola sulla scia de “La Piccola Fiammiferaia”. Si riceveva anche in classe, previo permesso del direttore, qualche Babbo Natale – parente stretto di un misterioso scolaretto e spesso la visita gioiosa di una coppia di zampognari girovaghi. Insomma il Natale – assieme ad altre – era una pausa gioiosa dell’anno scolastico. Forse un bambino di oggi – con il pragmatismo in itinere nella scuola – avrebbe aggiunto all’elenco un telefonino giustificandolo – nella stringata logica infantile – “per dopo”.

Non stiamo qui a giudicare nessuna scuola perché è stato sempre il maestro a tracciare la rotta nella sua prendendo il buono da ogni pedagogia e didattica e dando poi, anzi prima, il meglio di sé ai suoi alunni. Questi ultimi sempre pronti a scrollarsi di dosso con naturalezza, come la farfalla il suo bozzolo, eventuali cliché, mode, orpelli che – complici, a volte, la scuola, la società e perfino la famiglia vorrebbero imporgli, per procedere sulla strada della semplicità e dell’amore. Nella fattispecie il nostro bambino immaginario, quello del telefonino, è sulla via buona di Betlemme, con il cuore traboccante di generosità come i bambini di tanti anni fa. Dall’altra parte ad attenderli, sorridendo, c’è sempre un altro Bimbo, piccolissimo, con le braccine allargate.

Rosaria Alterio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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