REGIONE – Fibromialgia 26 mila euro al Molise. Manzo (M5S) “In quali progetti impiegati”

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CAMPOBASSO – Fibromialgia, una malattia complicata e difficile da diagnosticare non avendo test specifici per farlo che comunque impegna la sanità e una parte di specialisti che ci si dedica come al solito con pochi fondi disponibili.

In Italia 5 milioni sono stati stanziati di euro attivati per la formazione del personale sanitario, in Molise solo 26 mila euro che comunque, come rileva la consigliera regionale Patrizia Manzo, non sono tracciabili in alcun progetto.

“Ho inteso chiedere, con una interrogazione, – dice la Manzo – chiarimenti al presidente della Giunta regionale circa il suo utilizzo. Perché nella determinazione non si fa cenno alcuno a progetti concreti. Solo qualche mese fa, in Consiglio regionale, è stata discussa una mia interpellanza  nella quale evidenziavo come la fibromialgia sia oggettivamente una malattia ad elevato impatto sociale e sanitario, per la quale è necessario un percorso di informazione, educazione e divulgazione nei confronti dei cittadini molisani e degli enti preposti. La mancata diagnosi e l’assenza di protocolli diagnostici condivisi costringono troppo spesso i malati e i loro familiari ai viaggi della speranza che credevamo un retaggio del passato ma che, purtroppo, sono ancora quotidianità per migliaia di pazienti.

Finalmente, quindi, si potrà procedere – utilizzando questa somma che di certo non sarà bastevole per affrontare lo studio della fibromialgia – quantomeno alla formazione specifica dei sanitari che potranno ‘riconoscerla’ in tempi diversi da quelli che caratterizzano troppo spesso le diagnosi  e quindi darle il giusto nome e la terapia migliore. Le cronache sono piene zeppe di storie di mancate diagnosi, di anni passati a cercare di capire la patologia di cui soffrono almeno 2 milioni di italiani, nella stragrande maggioranza donne e non solo di età adulta.

Migliaia di vite, anche nella nostra regione, per le quali è compromesso lo svolgimento di normali attività quotidiane, nelle quali irrompe la fibromialgia – che il più delle volte non viene riconosciuta e, anzi, viene confusa con altro – e impatta negativamente sulla maggior parte degli aspetti legati alla qualità dell’esistenza. Le cause di tale patologia non sono chiare, così come la sua valutazione clinica e anche per questo motivo, la fibromialgia non rientra tra le malattie invalidanti riconosciute dall’Inps e, nonostante il percorso annunciato dall’allora ministro Speranza per il suo riconoscimento nei Lea, non prevede alcuna esenzione.

Il che significa che ogni centesimo speso per curarsi, farsi visitare, acquistare farmaci è a carico di chi ne soffre. Quell’emendamento che ha appostato 5 milioni di euro per consentire la formazione specifica di medici e lo studio della patologia rimane ad oggi l’unico fondo destinato alla diagnosi e alla cura di questa malattia in Italia. Diagnosticarla, come sa bene chi ne soffre, è estremamente complesso in quanto molti sintomi sono aspecifici e possono mimare le presentazioni cliniche di altre condizioni patologiche. Inoltre, non sono disponibili test di laboratorio specifici che consentano di confermare la diagnosi di fibromialgia. Per questo e per mille altri motivi che attengono il diritto di chi ne soffre di essere curato con tempestività senza, possibilmente, recarsi fuori dalla propria città o regione, quei fondi rappresentano un primo e importante passo in avanti.

Ma come saranno utilizzati, quale progetto (se esiste) sarà concretizzato per dare adeguata formazione a chi dovrà riconoscere quei sintomi, dare loro il nome corretto così da sostenere il paziente che si rivolge alla struttura pubblica? – conclude Patrizia Manzo –  E, soprattutto, con quali professionalità si potrà realizzare questa formazione vista la cronica e sempre più preoccupante carenza di medici, di operatori sanitari e perfino di amministrativi che caratterizza le strutture ospedaliere? Il dubbio che questa somma resti chiusa in un cassetto è elevato: è già successo con i fondi destinati alle mamme che devono ricorrere al latte artificiale, tanto per dirne una.L’impegno ‘ufficiale’ dei 26mila euro potrebbe essere solo un atto dovuto e il rischio che la formazione del personale chiamato a riconoscere la sindrome fibromialgica resti solo su carta è purtroppo concreto e reale.”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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