
CAMPOBASSO – Radioterapia Gemelli Molise, la Uil prende posizione sull’argomento dopo il tiro alla fune tra la struttura commissariale capeggiata da Toma e la struttura sanitaria di via Tappino.
“Non possiamo assistere alla distruzione del sistema sanitario e ancora una volta ci appelliamo al buon senso e all’umanità di chi ha il compito di decidere su una questione tanto delicata come quella della salvezza dei malati. – dice la segretaria regionale della Uil Tecla Boccardo –
Serve semplicemente che con grande responsabilità si ponga al centro delle decisioni la persona e i suoi diritti superando logiche contabili e burocratiche.
In Molise la sanità e le procedure per l’accesso alla cura non possono essere più penalizzate, né diverse da quelle adottate in altre regioni.
E oggi, naturalmente, mi riferisco alla questione radioterapia, poiché rispetto a quanto si apprende dalle notizie diffuse dalla stampa le procedure imposte recentemente costituiscono di fatto una complicazione burocratica che rallenta il sistema e quindi i tempi di attesa per accedere alla prestazione. E spesso, si sa, la variabile tempo può essere fatale per il successo della terapia stessa.
Non si umilino i malati oncologici già fragili e provati dalla malattia devastante: è per il rispetto della loro dignità e dei loro diritti che chiediamo ancora una volta attenzione!
Queste persone non possono essere abbandonate al loro destino e devono sentirsi protette nella loro terra, senza elemosinare altrove cure che possono ricevere in Molise presso i nostri centri di eccellenza.
La sanità non è un mercato e i malati non sono merce! A dispetto di questa sanità di serie B riservata al sud, trasformiamoci piuttosto in una regione di accoglienza dei malati anche da fuori regione; non ci sarà nessun problema di budget o di tetti di spesa se si pagano le strutture accreditate solo dopo aver riscosso dalle altre regioni.
Potremmo cambiare il verso delle cose e il destino della sanità e dei malati, passiamo ad accogliere, curare e rispettare la vita, progettiamo un nuovo modello di assistenza e cura che punti a un indotto virtuoso di attività legate all’accoglienza, aumentando anche le entrate economiche regionali, garantendo i livelli occupazionali e ovviamente i LEA.
Auspichiamo che tutte le parti, compreso il sindacato, si possano incontrare intorno ad un tavolo per definire percorsi e soluzioni che superino le attuali divisioni e criticità.”
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