
CAMPOBASSO – Molise “piccolo e bello”, lo sentiamo ripetere in questi giorni d’estate da chi arriva in regione e lo riceviamo come un complimento che ci fa orgoglio in questa estate che è appena iniziata.
Ma basta o quanto basta per riportarci alla consapevolezza di quanto ci manca e di quanto è necessario per riportare il piccolo e bello sostanzialmente ad una struttura certamente più complessa, coraggiosa, migliorata nel suo insieme, da cui trarre i vantaggi per il futuro che possa viaggiare su parametri di offerte ed economie più elevati?
Il piccolo e bello si appella, insomma, ad una diversa gestione. Il messaggio è chiaro al nuovo Governo regionale.
Il piccolo anche se bello gestito male non funziona. A cominciare dalle attività commerciali ristorative, alla riorganizzazione e ricomposizione dei servizi, prima quelli piccoli e poi quelli più complessi. Il piccolo e bello è bene che viva in una dimensione autonoma, di qualità per quanti provano a goderla, cittadini locali e turisti in arrivo, non vorremmo che con questo paradigma si continui a ridurre quel poco che negli anni ’80 comunque è stato costruito, dalle infrastrutture ad una programmazione che all’epoca fu annunciata come l’apoteosi di un progetto che non è mai arrivato a conclusione.
Pensiamo ai centri di potere sottratti, Anas, all’interporto di Termoli da 30 anni strombazzato dappertutto che avrebbe promosso, tra l’altro, la Regione in una macro regione con le Regioni dell’altra riva dell’Adriatico, che avrebbe puntato a scambi commerciali turistici culturali e quant’altro con i paesi balcanici, con una ferrovia che non è quella attuale e con una viabilità a 4 corsie con lo sbocco sul Tirreno chiudendo a questo punto ogni discorso su una macro regione italica o su un’autonomia differenziata che di fronte a una forte strutturazione locale verso l’esterno del Paese il Molise avrebbe avuto poco da temere.
E invece il piccolo e bello, ci sembra più una cartolina che l’ammiriamo e la facciamo ammirare che ora ha bisogno di una svolta importante all’interno di un sistema di riprogrammazione di servizi e strutture, perché non rimanga sempre più strozzato e isolato. Il collegamento alle grandi città è diventato indispensabile, i servizi nei paesi, i borghi appartenenti al piccolo tanto bello di cui tanti portano la bandiera, bisogna ripristinarli. Nel periodo Covid, tanto per dirne una, gli abitanti di questi piccoli centri sono stati costretti a venire a Campobasso per vaccinarsi e ci sono tanti esempi ancora da poter raccontare. Il Piccolo e bello non può rimanere un sentimento di piacere estetico di emozioni temporali, ha bisogno nella modernità e nell’innovazione dei tempi di sostegni per conservarlo di idee e di politiche adeguate per migliorarlo e proteggerlo con il coinvolgimento di quelle Comunità che invece vanno disperdendosi e abbandonano il territorio.
il direttore
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