VENAFRO – Chiusura del Convento, la processione di San Nicandro del 26 luglio e la rivoluzione mancata

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VENAFRO – La protesta pacifica che negli ultimi giorni aveva conquistato i caratteri cubitali di annunci, proclami e comunicati e aveva fatto scorrere fiumi d’inchiostro sugli articoli di giornale, si è risolta in una composta e rispettosa processione di un 26 luglio qualunque.

Procediamo con ordine. L’incontro di qualche giorno fa tra il sindaco Ricci e il padre provinciale Di Leo non ha condotto, com’è noto, alle soluzioni sperate dai venafrani, sebbene don Salvatore Rinaldi – vicario della Forania e presente al confronto avvenuto a Foggia – abbia spiegato in un’intervista che il convento di fatto non chiuderà, perché durante le ore della mattina e del pomeriggio un frate (proveniente da Isernia) si occuperà di tenerlo aperto e in più sarà garantita anche una celebrazione domenicale. Si sa però che questa modalità organizzativa non sia stata accolta con favore dai venafrani, anzi qualcuno l’ha raffigurata come palliativo teso a colmare gli animi, un rimedio temporaneo che non disturbi troppo e che trattenga il rumore. D’altronde è pacifica (e questo pure è stato scritto) la causa scatenante che sta provocando la chiusura di diversi conventi su tutto il territorio nazionale: la famigerata crisi delle vocazioni. Eppure, nonostante le difficoltà tese ad ottenere ben altre risposte da Foggia, il primo cittadino di Venafro ha voluto garantire il confronto continuativo proprio per tener desta l’attenzione sul tema, tanto da insediare un Consiglio Comunale straordinario avente all’ordine del giorno la chiusura del convento e le determinazioni sul caso. Addirittura la consigliera di opposizione Anna Ferreri ha preferito puntare l’attenzione sulla reale proprietà del convento (questione annosa secondo la quale il convento di San Nicandro dovrebbe rientrare nella proprietà comunale) e il sindaco dal canto suo si è detto convinto di voler approfondire in maniera chiara la faccenda.

Veniamo ora agli ultimi giorni, quelli che hanno visto nascere l’intenzione di promuovere una vera e propria protesta (pacifica) che potesse smuovere gli animi di tutti, stravolgendo la decisione foggiana e ribadendo il netto “non ci sto” di scalfariana memoria. Così il Gruppo Preparatori Santi Martiri e il Comitato Festa 2023 San Nicandro, Marciano e Daria in un comunicato decidono di dare contezza della loro intenzione di unirsi e fare fronte comune, invitando i cittadini e tutto il Consiglio Comunale a partecipare alla protesta  che, secondo le iniziali intenzioni, non avrebbe dovuto consistere solo nel porsi al seguito della processione di ringraziamento per lo scampato terremoto del 1805 (antica tradizione che restituisce l’idea di appartenenza di un popolo) ma avrebbe dovuto  puntare i riflettori sull’azione rivoluzionaria di lasciare il busto del patrono in piazza Cimorelli, senza provvedere alla sua consueta sistemazione nella nicchia situata all’interno della Chiesa dell’Annunziata.

In un precedente articolo si illustrava come la protesta sia una forma di resistenza contro i poteri forti che impongono soluzioni non condivise o proponimenti che non soddisfino i desideri della collettività. Ciò che rende la protesta linguaggio espressivo attraverso il quale un popolo decide di far valere le proprie idee contestando o disapprovando altrui deleterie decisioni, è la convinzione matura e responsabile di voler manifestare sul serio la propria opinione. Piazza Cimorelli non è divenuta invece scenario di protesta ma luogo in cui lo spirito di ribellione si è confuso e ritirato tra i vicoli silenziosi di una città addormentata.

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