VENAFRO – Assegnazione deleghe, Giuseppe Notte lamenta la mancata istituzione dell’assessorato alla cultura

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VENAFRO – Il Segretario di Circolo del Partito Democratico di Venafro Giuseppe Notte esprime malcontento per l’assenza  nella giunta comunale di Venafro di un assessore alla cultura.

Manca, a Venafro, un assessore alla cultura. La delega sarà conferita a qualche consigliere o al presidente del consiglio, ma non ad un assessore. Questo il disagio che Giuseppe Notte, Segretario di Circolo del Partito Democratico di Venafro, ha espresso nel suo comunicato dove ha evidenziato l’importanza di “formulare qualche considerazione non con l’intento distruttivo di portare avanti una polemica, bensì con quello costruttivo di mettere la cultura al centro del dibattito pubblico.” Risalendo ad un post nel quale il sindaco chiariva la questione riguardante l’assenza del decreto di conferimento delle deleghe nelle materie non attribuite agli assessori (in particolare quella relativa all’organizzazione di eventi e cultura) e nel quale precisava come la competenza sarebbe rimasta nelle sue mani mentre il Consigliere Aurelio Elcino e il Presidente del Consiglio Dario Ottaviano (responsabili di tali settori nella precedente amministrazione) si sarebbero occupati della definizione del calendario degli eventi estivi, Giuseppe Notte ribadisce come da questa scelta possa evincersi una sola definitiva possibilità: la mancanza a Venafro di un assessore alla cultura.

Giuseppe Notte

Giuseppe Notte

“Non ci interessa porre qui l’accento sulla liceità di questa decisione che, nonostante una consolidata giurisprudenza di senso contrario, affida una materia strategica che prevede la promozione di atti esterni, qual è la cultura, a un consigliere e non ad un assessore. Lasciamo queste considerazioni ad altri. Ci interessa qui sottolineare che, così facendo, la cultura rimarrà fuori dalla porta della giunta. Gli assessori partecipano alle giunte, non i consiglieri o il presidente del consiglio comunale. Non solo questo comporta ricadute pratiche non auspicabili, ma è un segnale molto brutto. L’istituzione dell’assessorato alla cultura, che è la norma per città delle dimensioni e della storia di Venafro, è tanto più indispensabile in questo frangente”, così il Segretario, che prosegue il comunicato definendo Venafro “una città ricca di tesori pressoché inaccessibili”, perché ad esempio il Museo è “aperto esclusivamente in orario antimeridiano”, “le chiese sono sempre chiuse” come pure la biblioteca o perché il Verlascio versa in “uno stato di eterna incompiutezza” o ancora perché il centro storico è “privo di una segnaletica che possa orientare i turisti attraverso la storia e la topografia della città”. Il Segretario poi, come rispondendo ad una affermazione comune che parrebbe ribadire quanto sia anche vero che alcuni dei siti citati non dipendano dal Comune, propone come atto necessario un dialogo che il Comune stesso deve avviare con gli enti che gestiscono tali beni pertanto secondo Notte “è bene che ciò sia fatto con la massima autorevolezza, ovvero per mezzo di un assessore, inviato dal Sindaco e dalla giunta a chiedere con forza la valorizzazione del nostro patrimonio e proporre soluzioni per l’apertura dei maggiori siti – come potrebbe essere la promozione di una cooperativa di giovani a ciò deputata”.

A memoria d’uomo una situazione analoga è avvenuta anni addietro in alcune importanti capitali culturali come Genova, Bologna, Napoli, Firenze che hanno visto il sindaco conservare per sé la delega alla cultura. Analizzando la situazione di queste grandi città qualcuno all’epoca aveva avanzato delle ipotesi che potrebbero anche sembrare interessanti: è possibile ad esempio che gli assessorati vengano depotenziati perché mancano gli interlocutori o perché al contrario l’assessorato alla cultura è talmente essenziale, essendo presente una considerazione così elevata per le attività culturali che si rende necessario addirittura affidarlo al primo cittadino. Ma queste sono soltanto congetture suggerite da quegli analisti interessati ad esaminare le elezioni amministrative di alcune importanti metropoli italiane e che non garantiscono soluzioni determinanti.

Tra i ‘principi fondamentali’ della nostra Carta Costituzionale rientra un articolo, il nove, contenente una previsione che consente di definire quella italiana una “Costituzione culturale” perché i padri e le madri costituenti decisero di investire sulla cultura, in quanto strumento di emancipazione e motivo di rinascita per il Paese. La cultura, non bisogna dimenticare, è il fattore fondamentale di cittadinanza attiva. È l’elemento dal quale partire per poter migliorare il paese, per renderlo innovativo, per farlo crescere e prosperare. Parafrasando Marguerite Yourcenar potremmo dire che sostenendo la cultura, difendendola e valorizzandola avremmo modo di ammassare riserve contro l’inverno dello spirito, modo unico e incontrovertibile che sancisce la solidità delle future generazioni.

F.P.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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