VENAFRO – Piazza Sant’Antuono, il ‘Collettivo Divergente’ presenta il docufilm: “Pino. Vita accidentale di un anarchico”

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VENAFRO – Nella suggestiva cornice di Piazza Sant’Antuono l’associazione ‘Collettivo Divergente’ propone l’incontro con Silvia Pinelli e presenta il film documentario dedicato all’anarchico Giuseppe Pinelli.

La caduta dell’anarchico Pinelli dalla finestra della Questura di Milano ha segnato una delle pagine di storia più controverse e buie dello Stato Italiano, pagine infangate da dichiarazioni mendaci elaborate da funzionari dello stato, commissari, questori e giornalisti. Il contesto storico è quello che abbraccia la fine degli anni Sessanta, anni che hanno fatto seguito al boom economico e alla contestazione giovanile proprio attraverso la quale l’anarchismo aveva rintracciato i motivi della sua ripresa.

Dagli inizi degli anni Sessanta Pinelli militava nel gruppo anarchico ‘Gioventù libertaria’ e fondava successivamente il circolo milanese ‘Sacco e Vanzetti’ dove si stampava la rivista ‘Mondo beat’. Nel 1969 nasceva, su sua iniziativa e con la partecipazione di Amedeo Bartolo e Umberto Del Grande la ‘Crocenera anarchica’, un’organizzazione che si proponeva di diffondere informazioni sulla repressione anti-anarchica nel mondo. Nel tardo pomeriggio del 12 dicembre del 1969, subito dopo l’esplosione della bomba presso la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura sita in Piazza Fontana a Milano, Pinelli (già fermato e interrogato nella primavera dello stesso anno per attentati poi rivelatisi di matrice neofascista) fu invitato dal commissario Calabresi a seguirlo in Questura, ed egli senza alcuna resistenza si accodava all’auto della polizia in sella al suo motorino.

Nonostante la magistratura non avesse convalidato il fermo, Pinelli sarà trattenuto in Questura oltre il limite delle quarantotto ore e interrogato incessantemente. Nella notte tra il 15 e il 16 dicembre precipiterà dalla finestra della stanza di Calabresi (aperta perché faceva caldo) al quarto piano della Questura al grido “E’ la fine dell’anarchia”.

Ricordando le fasi cruciali dell’assedio morale contro il ferroviere anarchico, l’associazione ‘Collettivo Divergente’ intende offrire al pubblico una rilettura più dettagliata di quella che è stata la vita del giovane Pinelli, riscoprendolo come sfattetta partigiana, esperantista, sindacalista, anarchico, ferroviere e padre. La storia dell’anarchico Pinelli, sulla quale intese soffermarsi anche l’artista Dario Fo attraverso l’elaborazione di una delle sue commedie più famose intitolata ‘Morte accidentale di un anarchico’ e che gli costò più di quaranta processi, viene proposta dal Collettivo attraverso un documentario di impegno civile realizzato da Claudia Cipriani e Niccolò Volpati che ne hanno scritto la sceneggiatura e che affronta la difficile sfida di raccontare la storia di Pinelli in modo diverso e originale. Basato su una ricerca storica accurata ma anche sulla testimonianza delle due figlie Claudia e Silvia Pinelli, il docufilm ripercorre quegli anni rievocando le loro “emozioni e i sentimenti vissuti come bambine in grado di comprendere solo in parte quanto accadeva intorno a loro” e mettendo in chiaro come esse tengano a “testimoniare la coerenza e la pulizia della figura paterna”. Proprio parafrasando la commedia di Dario Fo, con il documentario “Pino. Vita accidentale di un anarchico” la regista Claudia Cipriani propone un racconto che vuole adattarsi anche alle necessità dei più giovani riuscendoci attraverso la forma della cartoonizzazione: il docufilm non si conforma alle linee del documentario tradizionale ma assume la forma della grafica di animazione. Sequenze che hanno l’obiettivo di far comprendere anche ai ragazzini il contesto storico e politico durante il quale si è consumata una vicenda apparentemente piccola della storia italiana ma che ha segnato un punto di non ritorno, una frattura che attende ancora di essere sanata. Alle giovani generazioni viene dunque fornito uno strumento valido per far risuonare sempre più lontano il grido della libertà, non quello mistificato che fu attribuito al ferroviere milanese durante il salto nel vuoto ‘accidentale’ ma quello della giustizia che troppo spesso si è dovuta affidare alla forza dei familiari e degli amici per poi poter valere e giungere senza più distrazioni sul foglio decisivo di un verdetto inappellabile.

Negli interventi curati da Alessandro Ugo Imbriglia, Giuseppe Notte, Carmine Pietrangelo e Rocco Viccione si imbastirà un dialogo preciso con la figlia Silvia volto a narrare tutti gli aspetti della vicenda dell’anarchico Pinelli e a rintracciare il fil rouge che conduce a quella sola e prorompente verità capace di scalzare il cosiddetto ‘malore attivo’, espressione del senso di ingiustizia insita nel paroliere di un vecchio giudice istruttore.

Federica Passarelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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