Indiprete, Chiesa di S.Maria della Libera: una porta in bronzo dedicata alla Vergine Maria

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CASTELPETROSO – Domenica 10 Settembre alle ore 18:00 si è tenuta presso il sagrato della Chiesa di S. Maria della Libera in Indiprete – Castelpetroso l’inaugurazione della porta centrale artistica in bronzo davanti a tutta alla comunità intervenuta in festa.

Dopo lo svelamento dell’opera d’arte davanti ai numerosi presenti, l’attuale Parroco Sac. Mattia Larocca ed il precedente P. Lorenzo Piazzolla hanno proceduto al rito religioso ed alla benedizione dell’opera.

Sono poi intervenuti, moderati dal giornalista Tonino Atella, il consigliere regionale Armandino D’Egidio che ha portato i saluti anche del presidente della giunta regionale, il Sindaco di Castelpetroso Michela Tamburri, il presidente del comitato parrocchiale Cav Franco Ferrara, i quali hanno voluto sentitamente ringraziare coloro che hanno reso possibile la realizzazione dell’opera, in particolare il Comitato parrocchiale, composto oltre che dal citato presidente anche dalle signore Palma Tamburri e Liberina Cifelli, oltre ai tanti sostenitori che hanno generosamente contribuito alla realizzazione di questo progetto divenuto realtà.

Quindi l’ing Domenico Vacca, che ha curato la progettazione, e l’affermato scultore partenopeo prof. Domenico Sepe, hanno illustrato nei dettagli l’opera fusa dalla fonderia artistica Ruocco di Napoli.

L’opera in bronzo, realizzata con l’antica tecnica della fusione a cera persa, è costituita da sei formelle in cui sono rappresentati in basso rilievo i misteri ed i doni della Vergine Maria a cui tutta la scultura è dedicata: L’Immacolata Concezione, L’Assunzione, La Madonna del Riposo, La Madonna delle Grazie, L’Addolorata e la Madonna della Libera a cui il luogo di culto è intitolato.

Chi si trova di fronte all’opera osserva la “struttura artistica” che si eleva dal basso verso l’alto mantenendo equilibrate le proporzioni delle figure rispetto alla loro posizione.

La Chiesa di S. Maria della Libera, aperta al culto nel lontano 1834, si è dunque ora arricchita di una nuova e suggestiva opera d’arte che, oltre essere segno tangibile di fede, è una testimonianza autentica di questa comunità nei secoli futuri.

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