
VENAFRO – Piazzette R(i)esistenti si fa portavoce di una richiesta espressa dai cittadini nel corso di un’assemblea popolare.
Nel pieno rispetto di quei principi di partecipazione attiva sui quali le Piazzette R(i)esistenti hanno posto le fondamenta della loro attività, il metodo di democrazia partecipativa – nato da un’idea dell’Associazione ‘Collettivo Divergente’ – intende sviluppare e allargare in modo concreto il ruolo di proposta e indirizzo che la legge attribuisce al Consiglio Comunale. Puntando sul significato di organo delegato a rappresentare la volontà degli elettori, le Piazzette nutrono la volontà di rendere più collaborativa la partecipazione dei cittadini all’interno del Consiglio Comunale affinché essi divengano strumenti concreti di cooperazione nella vita amministrativa della piccola città. Prendendo spunto dal comma 7° dell’articolo 38 del Testo Unico degli Enti Locali, il quale sancisce che le sedute del consiglio e delle commissioni sono pubbliche, le Piazzette insistono nell’affermare che questa condizione espressa dal legislatore sia in realtà del tutto disattesa dai competenti organi venafrani sostenendo che “la sala dove si tiene il consiglio comunale è, infatti, del tutto inadeguata per dimensioni a ospitare i cittadini che vogliano prendere parte alle sedute dell’organismo e, soprattutto, irraggiungibile per i cittadini con difficoltà motorie”.
In una nota inviata alla redazione le Piazzette R(i)esistenti fanno sapere che “in un’assemblea svoltasi lo scorso agosto, è stato raccolto il desiderio dei cittadini di poter prendere concretamente parte alle sedute del consiglio” e che “per mezzo di una relazione che riassumeva i contenuti dell’ assemblea stessa, è stata inoltrata un’istanza alla giunta, ai consiglieri di maggioranza e di opposizione. Non vi è stato nessun riscontro sul punto da parte degli amministratori, ma il consigliere di minoranza Pontone ha presentato una mozione che chiedeva il trasferimento della sede del consiglio comunale in locali privi di barriere architettoniche e adeguati per capienza. Al tempo stesso, Pontone chiedeva che le riunioni dell’assemblea civica fossero trasmesse via streaming”. Nel comunicato inoltre viene sottolineato che “mercoledì 31 febbraio, il consiglio comunale di Venafro ha discusso le due richieste avanzate dal consigliere di minoranza. L’una e l’altra richiesta sono state rigettate dagli esponenti dell’amministrazione e della maggioranza. Dal punto di vista della maggioranza, le due problematiche evidenziate non possedevano il requisito della ‘perentorietà’. Lo spostamento di sede è stato dunque rigettato, rinviando a un futuro e non meglio definito progetto, destinato alla risistemazione del palazzo comunale e all’abbattimento delle barriere architettoniche. L’assoluta approssimazione dei termini di finanziamento e l’evidente impossibilità di definirne i tempi di realizzazione rivelano, almeno per il momento, l’inconsistenza e l’inadeguatezza di una tale ‘soluzione’. La trasmissione via streaming del consiglio è stata inoltre respinta auspicando che i cittadini partecipino fisicamente alle sedute dell’assemblea. L’incoerenza di queste decisioni è lapalissiana: si auspica la presenza fisica dei cittadini alle sedute del consiglio comunale, ma si sceglie di continuare a tenere il consiglio in una sede angusta per tutti, faticosa da raggiungere per i più anziani e irraggiungibile per i diversamente abili. La sala consiliare non dispone inoltre di posti a sedere: gli astanti sono costretti a seguire il consiglio comunale in piedi. Si tratta, a nostro avviso, di un’incoerenza strumentale, che impone una domanda: perché la maggioranza che amministra la città vuole limitare la partecipazione dei cittadini alle sedute del consiglio comunale?”.
A conclusione del comunicato le Piazzette pongono l’accento sulla mancanza di accoglimento della proposta e affermano che “il rifiuto di rendere le sedute del consiglio autenticamente pubbliche sia un fatto gravissimo. Questo non solo perché si disattende a quanto previsto dal Testo Unico degli Enti Locali, ma soprattutto perché viene negata l’essenza stessa della democrazia, che o è una casa di vetro aperta alla partecipazione e al controllo popolari o non lo è. E, soprattutto, discriminando i diversamente abili, impediti a esercitare il loro diritto alla partecipazione ai consigli comunali, si nega il principio costituzionale secondo cui ‛tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge’ indipendentemente dalla loro condizione personale”.
Quello che auspicano le Piazzette R(i)esistenti è dunque la realizzazione di un modello di città collaborativa fautrice di un confronto attivo tra amministratori e cittadini che sembra ispirarsi a quell’opera curata da Luigi Bobbio dal titolo ‘Amministrare con i cittadini’, un libro che si rivolge ai pubblici amministratori intenzionati a promuovere percorsi di inclusione dei cittadini. Insomma un’ideale o un vero e proprio stile amministrativo che il giurista Gregorio Arena definiva ‘amministrazione condivisa’ e che parrebbe porsi come una “soluzione ai problemi di interesse generale decisamente migliore rispetto a quei modelli che sanciscono la separazione più o meno netta tra amministratori e amministrati”.
Federica Passarelli
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