Venafro, città solidale: raccolti ben 418 farmaci da banco

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VENAFRO – È il nono anno consecutivo, mai interrotta neanche nel periodo del Covid, che l’Associazione “Il Girasole Consultorio Familiare” organizza la raccolta del farmaco che quest’anno è durata una settimana.

I volontari sono stati presenti sia la mattina che il pomeriggio nelle tre farmacie di Venafro e la generosità dei cittadini è stata davvero encomiabile. Sono stati raccolti ben 418 farmaci da banco destinati sia a persone adulte che a bambini.

Donare un farmaco a chi ne ha bisogno sembra un semplice gesto di generosità ma esso va ben oltre il valore economico di quanto si dona. Significa sensibilità, condivisione, nobiltà d’animo perché l’atto del donare contiene un certo dono di sé all’altro. In una società degli sprechi e del superfluo, donare significa riconoscere che la povertà esiste e anche chi sa di essere povero riconosce che c’è qualcuno che è ancora più povero di lui. Nella realtà di oggi la scarsità di reddito pesa molto sull’accesso a quella parte delle cure sanitarie che restano a carico degli indigenti a causa della mancata copertura del SSN, come avviene per l’acquisto dei farmaci da banco (che non richiedono prescrizione medica) come: analgesici, antipiretici, antinfiammatori orali, preparati per tosse, raffreddore, dolori articolari-muscolari, cavo oro-faringeo antidiarroici, antimicrobici intestinali, antisettici e disinfettanti. Chi vive in povertà (famiglie monoreddito con stipendio minimo) sperimenta anche l’impossibilità ad accedere alle cure per non essere in grado di pagare il ticket sanitario, investendo le pochissime risorse disponibili alle funzioni legate alla pura sopravvivenza. È per questo che il Consultorio Familiare Il Girasole organizza con il Banco farmaceutico la raccolta dei farmaci da banco e assicura alcune prestazioni mediche in forma del tutto gratuita.

La parabola del buon samaritano è una parabola di Gesù, narrata nel Vangelo secondo Luca 10,25-37 che mette in risalto la misericordia e la compassione cristiana da mostrare verso il nostro prossimo, chiunque esso sia. Papa Francesco, all’Angelus domenicale del 10 luglio 2016, si è soffermato sulla parabola evangelica del buon samaritano che indica uno stile di vita il cui baricentro non siamo noi stessi ma gli altri con le loro difficoltà, quelli che incontriamo sul nostro cammino.

«L’atteggiamento del buon samaritano – ricorda Francesco –  è necessario per dare prova della nostra fede, la quale se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta». Da qui l’appello del Papa a fare opere buone, a distinguere le azioni di misericordia da una solidarietà solo affermata con le parole “che si porta via il vento”. Ma allora chi è il prossimo? Chi bisogna amare come noi stessi? «Dipende da me essere o non essere prossimo della persona che incontro e che ha bisogno di aiuto – continua il Santo Padre, precisando che il prossimo è chiunque sia in difficoltà».

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