Venafro, inquinamento: depositata dall’avvocato Ferreri la petizione presso il Parlamento europeo

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VENAFRO – All’interrogazione presentata dall’europarlamentare Rosa D’Amato fa seguito la petizione al Parlamento europeo depositata dall’avvocato Anna Ferreri.

Quest’ultima spiega come l’annosa questione ambientale della Piana di Venafro sia arrivata sui banchi del Parlamento europeo attraverso un’interrogazione presentata dall’europarlamentare Rosa D’Amato del gruppo Verdi d’Europa, con la quale si è provveduto ad avanzare delle richieste alla Commissione, dove si chiede di verificare se la Regione Molise abbia rispettato la Direttiva europea n. 75 del 2010 che disciplina le emissioni industriali e che stabilisce in caso di superamento dei valori limite di emissione anche la sospensione dell’esercizio degli impianti, nonché la Direttiva del 2004 n. 35 che prevede l’azione di riparazione volta a mettere in atto tutte le iniziative valide a controllare, eliminare, circoscrivere o gestire in altro modo e con effetto immediato gli inquinanti o qualsiasi altro fattore di danno.

Da qui  l’intervento della stessa Ferreri che, decisa a non arrestare la battaglia sulla crisi ambientale dilagante nel territorio venafrano, ha depositato in Parlamento Europeo una petizione che potrà essere sostenuta dai singoli cittadini non appena la Commissione per le petizioni dell’europarlamento pubblicherà il documento sull’apposito portale.

Nella petizione l’avvocato Ferreri, dopo aver sottolineato “come l’area “della conca Venafrana nella Provincia di Isernia è da molti anni caratterizzata dalla presenza di due fonti emissive principali: il Termovalorizzatore HERAmbiente ed il cementificio Colacem S.p.A” e aver sottolineato come la “letteratura scientifica internazionale abbia dimostrato la pericolosità per la salute e l’ambiente degli impianti di incenerimento dei rifiuti, interessando le emissioni non solo il comparto ambientale aria ma anche l’acqua e il suolo” e che “alcuni composti emessi da un inceneritore siano resistenti ai processi naturali di degradazione”, passa ad indicare che gli “studi mirati sulla questione ambientale Venafrana hanno portato a tre punti di arrivo per i quali e grazie ai quali devono mettersi a punto i ‘correttivi’ per un cambio di rotta che ad oggi ancora non vi è stato”.

“I tre punti di arrivo sono rappresentati dallo Studio Epidemiologico che mette in evidenza come sia “necessario perseguire già da ora politiche ambientali che mirino alla riduzione degli inquinanti atmosferici”; dalla Relazione del Procuratore della Repubblica di Isernia, il quale sostiene che “vi sono zone inquinate che vanno bonificate a tutela della salute pubblica”, asserendo inoltre “che meritano segnalazione il modus operandi anomalo di procedere di dipendenti dell’Arpam constatato in relazione alle fasi dei controlli” ” la criticità dell’AIA concernente il depuratore del Nucleo Industriale di Isernia e Venafro, la criticità provvedimentale/normativa che consente ad attività potenzialmente pericolose, come quelle svolte da Herambiente e Colacem, di operare con un sistema relativo”.

“Tutte criticità – sostiene l’avvocato Ferreri nella petizione – che sono state evidenziate fortemente ma che non sono state affrontate in maniera decisa dalla Regione Molise, tantomeno dal Sindaco di Venafro e da altri sindaci dei comuni limitrofi. Infine, l’ultimo punto di arrivo è la Relazione dell’ISPRA del dicembre del 2022 che ripartisce la responsabilità per le emissioni primarie di PM10 “tra il cementificio che risulta responsabile del 65% del totale, seguito dal riscaldamento (15%), dagli incendi forestali (8%), trasporto ed altre fonti emissive (5%)”.

Nella petizione la Ferreri prosegue poi l’affondo contro la Regione, rimasta inerte di fronte alla procedura di riesame dell’AIA per i due opifici e per non aver indicato le tecniche disponibili a favorire la riduzione delle emissioni. La Ferreri chiarisce che la Regione, irresponsabilmente, non ha provveduto a sospendere l’esercizio degli impianti né a richiedere una Valutazione di Impatto Sanitario, tantomeno ha provveduto a potenziare il sistema di monitoraggio ambientale.

In buona sostanza, pare che nulla sia stato fatto per cercare di risollevare le sorti di un territorio che geme e si dispera sotto la nube di inquinamento che sembra far concorrenza alle tristi scenografie della Pianura Padana, ritenuta la zona più inquinata dell’Europa centro-occidentale.

Non resta che attendere la pubblicazione del documento sul portale delle petizioni grazie alle quali il Parlamento europeo è “in grado di esercitare un controllo concreto e costante del modo in cui è attuata la legislazione europea e di valutare la misura in cui le istituzioni europee rappresentano le preoccupazioni sollevate dai cittadini”.

Federica Passarelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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