Festa della Liberazione, Salvatore (Pd) “La lotta di Liberazione contro la dittatura e per la riaffermazione dei diritti e delle libertà fondamentali non è e non può essere divisiva”

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CAMPOBASSO – Festa della Liberazione che unisce in nome della Costituzione antifascista e delle libertà fondamentali che essa garantisce, così commenta la consigliera regionale del Pd Alessandra Salvatore.

“Domani festeggeremo la Liberazione del Paese dalla dittatura nazifascista e, con essa, i primi vagiti di una Democrazia che trovò, di lì a poco, le sue salde radici ed una “ossatura” capace di renderla resistente a sollecitazioni antidemocratiche, nella Costituzione Repubblicana.
Le celebrazioni, quest’anno, arrivano in un momento in cui la riflessione sull’antifascismo e su tutto ciò che è compressione dei diritti e delle libertà fondamentali, così come sulla universalità e modernità della nostra Carta costituzionale, risulta ancor più necessaria ed urgente.
Quelle norme, che sono scolpite nella nostra Costituzione e che pongono al centro i diritti e le libertà fondamentali, individuali e collettive, sono il frutto del lavoro di donne e di uomini, dalle più diverse estrazioni politiche, che, dopo avere subito, sulla propria pelle, la negazione di quei diritti fondamentali durante la dittatura nazifascista, dopo avere partecipato alla lotta di liberazione partigiana (gran parte delle madri e dei padri costituenti hanno avuto un ruolo attivo), hanno voluto mettere tutti noi al riparo dal rischio che potessero di nuovo verificarsi analoghe condizioni liberticide.  Tutta la Costituzione repubblicana (non solo la XII disposizione transitoria e finale, secondo cui “E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) rappresenta strutturalmente la condanna del nazifascismo e, quindi, di ogni totalitarismo, perché pone norme (con i relativi principi) incompatibili e contrarie a tale assetto costituzionale: quelle che tutelano la  libertà personale, la libertà di manifestazione del pensiero e di associazione, quelle che vietano la creazione di gruppi paramilitari con scopo politico, quelle che pongono le persone, senza distinzione alcuna, al centro di un sistema di garanzie costituzionali che ne preservano la dignità ed il diritto all’autoaffermazione ed all’autodeterminazione, come singoli e nelle formazioni sociali in cui esplicano la propria personalità.
Quelle norme, nate dopo e grazie al 25 aprile, poste come antidoto alla dittatura, sono il collante della nostra democrazia ed il presupposto della nascita della nostra Repubblica e della crescita morale, culturale e sociale di ogni ognuno di noi, a prescindere dalla appartenenza politica.
Proprio per rendere omaggio alla lotta di liberazione, alla nascita della Repubblica ed alla nostra Costituzione, domani occorrerà ribadire con forza che ogni italiano che si riconosce nella Costituzione repubblicana non può che essere antifascista (e cioè contrario ad ogni forma di dittatura e totalitarismo); che la Repubblica è una ed indivisibile, e non può essere fatta a pezzi, con riforme che condanneranno le regioni del centro-sud e delle aree interne alla totale privazione di quei diritti fondamentali che la Costituzione ha voluto fossero garantiti in ogni angolo dello Stivale; che l’Italia ripudia la guerra, le aggressioni militari e gli stermini di civili inermi e deve tornare, con l’Europa,  a svolgere un ruolo attivo di mediazione per fare tacere le armi;  che la libera manifestazione del pensiero è patrimonio irrinunciabile per ogni moderna democrazia; che la Sanità pubblica universale, il lavoro equamente retribuito e le tutele sociali sono il più potente mezzo di garanzia della sicurezza sociale e di contrasto alle mafie; che le donne non hanno alcuna voglia di aspettare ancora per vedere riconosciuti i loro sacrosanti diritti -al pari degli uomini- in famiglia, nel lavoro, nei contesti sociali in cui si trovano a vivere e ad operare e non possono accettare regressioni rispetto a conquiste (quelle relative ai diritti civili, alla libertà di autodeterminazione, anche rispetto al proprio corpo, che non è e non può tornare ad essere considerato un “involucro”), che, lungi dall’essere definitivamente acquisite, sono ancora non del tutto consolidate (si rimette mano, ad esempio, alla legge sull’aborto non per garantire la presenza, nei Consultori, di ginecologi ed operatori sanitari non obiettori – che oggi rappresentano l’80% del personale in servizio-, ma per creare ulteriori difficoltà rispetto a scelte che già sono difficili e dolorose).
La lotta di Liberazione contro la dittatura e per la riaffermazione dei diritti e delle libertà fondamentali non è e non può essere “divisiva”. Domani, anche e soprattutto in nome della nostra meravigliosa Costituzione, che deve essere cara a tutte le cittadine ed a tutti i cittadini italiani, fuori e dentro le Istituzioni, sarà la festa dell’intero Paese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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