Venafro, assemblea pubblica sul 118 e Ss. Rosario: Di Santo “Necessaria la riorganizzazione del servizio di emergenza sul territorio”

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VENAFRO – Si è tenuta ieri sera, nella sala del palazzo comunale (ex Palazzo Armieri), l’incontro pubblico con il Direttore Generale ASREM, sull’approfondiremo e le problematiche legate al 118 e in generale le iniziative in corso e in programma per l’Ospedale SS. Rosario.

Si è discusso nella circostanza del 118, da poco rimasto privo del medico notturno, e dell’ospedale SS. Rosario di cui si attende il rilancio funzionale. Temi della massima importanza, molto sentiti dalla comunità venafrana.
Presente ovviamente il direttore generale di Asrem Giovanni Di Santo che ha spiegato “Questa sera voglio trasmettervi subito una sensazione. Io mi sento uno di voi, io ho lavorato qui. Sono cresciuto dal punto di vista professionale a Venafro. A 31 anni ero un giovane medico, ed ebbi la fortuna di vincere un avviso pubblico. Allora la carriera dei medici iniziava come assistente, come aiuto primario, ed io sono stato probabilmente uno tra i più giovani aiuti assieme al mio amico Bianchi, con il quale abbiamo condiviso notti e nottate. Ebbi, dunque, la fortuna di arrivare qui a 31 anni ed essere probabilmente uno dei più giovani aiuti d’Italia, e mi incamminai in questo lungo percorso. Quando sono arrivato qui ho avuto subito una straordinaria accoglienza da parte dei colleghi medici, inserendomi gradualmente in questo contesto. Buona parte della mia carriera professionale è, dunque, legata psicologicamente a Venafro, una città di lavoratori e di persone che, giustamente, chiedono alla regione una buona sanità. Io sono stato presente qui diverse volte, con l’obiettivo di toccare con mano la situazione e di ascoltare le problematiche delle persone, cercando di trovare una soluzione ai problemi insieme ad esse.

Ci sono, però, dei contesti molto particolari, come in questo caso specifico, perché non si trovano giovani medici emergenti e questo è un grave problema, sia a livello regionale che nazionale. Abbiamo indetto un concorso per l’assunzione di 20 medici di medicina d’urgenza, ma non si è presentato nessuno. Abbiamo indetto un avviso pubblico per infermieri del 118, e anche in questo caso nessuna presenza. Una volta venuti a sapere dell’apertura di alcuni medici alla postazione del 118, abbiamo indetto un avviso straordinario pur di accettare queste domande.

La nostra attenzione sulla possibilità di poter reperire medici per la regione è stata la più alta possibile, ma purtroppo non ci sono medici disponibili. Se non si aprirà il numero di accesso a medicina, e non si rivedono i criteri di accesso alla postazione 118 e alla medicina di urgenza, questa situazione non cambierà mai, neanche nel lungo termine. Anche se partissimo oggi stesso con l’apertura del numero chiuso per la laurea in medicina, dovremmo comunque aspettare dieci anni per poter avere medici pronti all’assunzione, considerando i 6 anni di laurea e i successivi 4 anni per la specializzazione. Nel caso, invece, del 118, sono necessari dei corsi di formazione, che comunque non ci forniscono garanzie. Ci assumeremo anche la responsabilità di trasformare le attività del 118 da medici convenzionati a medici dipendenti, dando dunque la possibilità al giovane emergente di entrare come lavoratore dipendente. Stiamo facendo, dunque, tutto il possibile per cercare di smuovere la situazione delle assunzioni nella nostra regione”.

Nei prossimi giorni il DG Di Santo incontrerà i commissari alla sanità per discutere della riorganizzazione del 118 molisano. “C’è la necessità di riorganizzare la struttura sanitaria, quindi è possibile che in via sperimentale ci sarà un’organizzazione diversa – afferma il direttore generale Asrem -. Il medico del 118 di notte potrebbe non essere a Venafro o non essere ad Agnone, ma in una struttura ancora più centrale. Per garantire il medico h24 sulle 16 postazioni regionali ne accorerebbero 96, in organico sono rimasti 38. – conclude Di Santo – Giochiamo una partita importante noi questo lo sappiamo, se avessimo i medici non staremo qui”.

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