Venafro, Santi Martiri: cala il sipario sulla festa

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VENAFRO – Conclusa la festa patronale in onore di San Nicandro, San Marciano e Santa Daria.

Ci sono tre giornate che occupano di diritto, sul calendario venafrano, un posto d’onore che non può essere scalfito da null’altro, se non da certe festività e ricorrenze personali. Tre giorni fitti fitti che condensano nelle rispettive settantadue ore tutto il trasporto e l’entusiasmo che si spargono sotto la cappa dell’appartenenza, come se l’identità assoluta di un popolo si ricostituisse sotto l’egida dei santi e di un inno antico che si impara a canticchiare sin dalla tenerissima età.

Tre giornate intense che son passate attraverso l’impegno di cittadini comuni i quali, a beneficio dell’organizzazione della festa patronale, hanno reputato giusto sacrificare del tempo e destinarlo alle attività necessarie a costruire l’evento annuale.

Cala dunque il sipario su un’edizione che ha riscosso quel successo (le foto aeree che girano sui social di una Venafro notturna invasa da tantissimi oriundi e altrettanti ospiti limitrofi o stranieri ne forniscono una sicura testimonianza) utile a pareggiare sulla libra pareri favorevoli e pareri discordanti, com’è giusto che sia.

In una combinazione tra sacro e profano e tra fede e folklore, anche il rito della processione ha percorso i vicoli e i decumani della piccola città dando un colpetto alla tradizione, che anni addietro vedeva i fedeli impegnati a recare il cero come segno di devozione popolare, e che ora ha proposto una interpretazione moderna di quella che una volta era la compostezza espressa in doppia fila.

A proposito della processione, anzi dell’ “ammessa”, l’asta pubblica svoltasi come da tradizione sul piazzale della Basilica immediatamente prima dell’inizio della processione, da dire che ha fruttato in totale all’organizzazione festiva euro 18.930, così distinti: 200 euro per portare lo stendardo (Nicandro Cimorelli), 100 euro per reggere la Croce (Giuseppe La Rocca), per l’incensiere di destra 170 euro (Tommaso D’Angelo), ancora 160 euro per l’incensiere di sinistra (Nicandro La Rocca), 1.600 euro per mettersi in spalla il simulacro raffigurante la Testa di San Nicandro (Enzo Patriciello), 1.700 per l’Urna Reliquiaria di Santa Daria (Antonino Siravo) e 15.100 euro per portare in processione il Busto Argenteo del Patrono San Nicandro (Biagio Nini).

Quindi la processione, le reliquie dei santi, con la complicità della notte, sono state riposte nella teca conservata all’interno dell’Annunziata in attesa delle prossime festività patronali, attraverso un rito che decreta l’essenza di quel nostro detto antico, quello con cui ci si augura di poter rivivere ancora una volta la fantasia di una celebrazione tradizionale che conserverà sempre tutti pregi e i difetti sottoposti allo sguardo attento di una comunità variegata.

Federica Passarelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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