
VENAFRO – La mostra organizzata da ‘Auser Venafro APS’ ha registrato un forte successo di pubblico e ha dimostrato come l’interesse per l’arte e la storia è più vivo che mai.
“Un dialogo tra passato e presente” così è stato definito l’evento organizzato da ‘Auser Venafro APS’, una esposizione che ha come obiettivo quello di omaggiare la storia e l’arte della piccola città attraverso le opere di dieci artisti distanti tra loro per età e tecniche artistiche ma accomunati da un’unica grande passione, ovvero quella per il loro paese d’appartenenza. Così Pasquale Alterio, Domenico Cuzzone, Laura Di Cicco, Raphael 52, Pietro Coraggio, Giuseppina Matticoli, Mario Ricci, Giustino Guarini, Adriano Cimino e Federica Pascale offrono al pubblico tutto il loro estro nel rappresentare ciascuno la propria interpretazione del Castello Pandone fornendo infine un quadro unico che racchiuso nella molteplicità dei lavori prende per mano il visitatore e gli concede il valore assoluto della conoscenza. Perché la mostra non propone soltanto immagini del Castello volte alla esaltazione del suo stile architettonico o della sua importanza storica ma rende lo spettatore complice di uno sguardo che va al di là della semplice esposizione, fornendogli tutti gli strumenti necessari a comprendere soprattutto, come precisano gli organizzatori, “l’evoluzione artistica del territorio, l’importanza delle sperimentazioni artistiche e delle contaminazioni stilistiche” che sono gli “elementi fondamentali dello spirito creativo” e naturalmente per garantirgli l’opportunità di “riflettere sull’evoluzione del concetto di forma e paesaggio nell’arte, dal passato fino al XXI secolo”.
La mostra resterà aperta fino a domenica 8 settembre alle ore 20:00 presso la Palazzina Liberty, qualche giorno ancora è quindi concesso a coloro che non hanno avuto occasione di perdersi in un caleidoscopio di colori, di forme, di stili artistici diversi che vedono protagonisti il mosaico e l’acrilico, l’acquerello, la pittura a olio e la fotografia. Un tripudio di arte che passa dalle mura di cinta del Castello alla vegetazione che ne fa da cornice, dalle vedute sulle cupole a cipolla delle chiese venafrane agli splendidi cavalli che ornano i muri dell’antica dimora medievale e che è possibile ammirare sulle tele grazie alla maestria degli artisti che ne hanno ritratto la bellezza scalpitante o sulle tavole su cui sono posizionate in maniera certosina le tessere dell’arte musiva.
Il successo della mostra proprio perché definito incredibile dagli organizzatori ha evidentemente superato le aspettative e l’entusiasmo dei partecipanti è stato palpabile se si considera l’eccezionale afflusso di visitatori, testimonianza di quanto l’arte e la cultura rientrino in un discorso imprescindibile se si desidera che il proprio paese cresca e si evolva. Inoltre, appuntamenti del genere non solo servono a puntare i riflettori su una delle tante bellezze che è possibile rintracciare nella piccola città e quindi a promuovere quello che è l’aspetto turistico inteso come àncora di salvezza e formula indubbia di rinascita, ma occorrono anche al cittadino spesso distratto e dalla consapevolezza assopita sulle potenzialità che offre il proprio territorio e che magari una mostra riesce a rafforzare, così come può riuscirci la letteratura se solo si sapesse, così come l’aveva intuito Cesare Pavese, che “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”
Federica Passarelli
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