CAMPOBASSO – La Corte dei Conti del Molise non ha parificato il rendiconto 2022 della Regione Molise.
L’udienza è stata presieduta la presidente della sezione di controllo Lucilla Valente mentre le relazioni in aula sono state riferite dai giudici Ruben D’Addio Emanuele Petronio e Domenico Cerqua. Il procuratore regionale Antonio D’Amato ha esposto la requisitoria con l’intervento successivo del Governatore Roberti.
La Corte ha sottolineato che il risultato di amministrazione per il 2022, pari a 562,61 milioni di euro di disavanzo, è sottostimato e non veritiero, aggravato dalla mancata contabilizzazione di spese esigibili e da accantonamenti non adeguatamente determinati. Il disavanzo reale supererebbe infatti i 650 milioni di euro, un dato che pone gli equilibri finanziari regionali a rischio di collasso.
Tra le principali criticità emerse ci sono:
Sottostima del disavanzo cumulato al 31 dicembre 2021.
Utilizzo irregolare delle risorse del Fondo Sanitario per coprire spese non sanitarie.
Mancanza di accantonamenti per passività potenziali.
Gravi ritardi nei pagamenti delle transazioni commerciali, che hanno causato consistenti interessi moratori.
La Corte ha inoltre rilevato una scarsa attenzione nella predisposizione degli atti amministrativi, con scritture contabili lacunose e numerose irregolarità che aggravano ulteriormente il quadro finanziario della Regione.
Requisitoria del Procuratore regionale
Il Procuratore regionale ha ribadito nella sua requisitoria le gravi difficoltà nella gestione finanziaria della Regione Molise, in particolare nel settore sanitario. Il disavanzo sanitario del 2022 ha raggiunto i 133,994 milioni di euro, gravando pesantemente sul bilancio complessivo. Nonostante gli interventi correttivi, come l’aumento delle imposte regionali (IRAP e addizionale IRPEF), il settore sanitario ha continuato a registrare perdite consistenti.
Un ulteriore problema riguarda l’extrabudget delle strutture sanitarie private accreditate. Nel solo quarto trimestre del 2022, le prestazioni oltre il budget assegnato hanno generato una fatturazione di 34,33 milioni di euro, con il 74% di tali prestazioni rivolte a pazienti extraregionali. Questa situazione contribuisce all’accumulo di passività latenti e a una spesa incontrollata, che mette a rischio la stabilità finanziaria della Regione.
La struttura che ha generato la quota più alta di extrabudget è stata l’IRCSS Neuromed, che ha fatturato 21,12 milioni di euro per prestazioni rivolte principalmente a pazienti non residenti. Questo fenomeno si presenta come un problema sistemico che grava sul bilancio regionale, con conseguenze che potrebbero diventare ingovernabili se non vengono adottate misure correttive adeguate.
Relazione della Sezione regionale di controllo
La Sezione regionale di controllo per il Molise ha confermato le criticità emerse, evidenziando che la Regione ha accertato entrate per 1,378 miliardi di euro nel 2022, pari al 75,47% delle previsioni, ma con una capacità di riscossione in calo. Sul fronte delle spese, sono stati impegnati 1,349 miliardi di euro, con un aumento del 3,34% rispetto al 2021, ma con pagamenti ridotti dell’11,12%.
La spesa sanitaria ha assorbito il 63,31% delle risorse regionali, un dato allarmante, che riflette la mancanza di un efficace piano di rientro. Il disavanzo complessivo, pari a 562 milioni di euro, rappresenta una delle cifre più alte tra le regioni italiane e grava in modo significativo sui cittadini molisani.
In sintesi – ha commentato infine la Corte – si evidenzia come la Regione Molise non abbia rispettato le stringenti regole di contabilità relative agli impegni e ai pagamenti. Questo ha portato alla formazione di ingenti debiti fuori bilancio e a un impatto negativo sul rendiconto. La Sezione ha anche accertato che la Regione ha continuato a erogare indennità illegittime ad alcuni dipendenti, aggravando ulteriormente la situazione economica.
Inoltre, la gestione del Fondo Sanitario Nazionale ha suscitato forti critiche. La Regione ha utilizzato risorse destinate alla sanità per finanziare l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA), nonostante la legge lo escluda esplicitamente. Questo comportamento ha contribuito a generare una gestione opaca e illegittima delle risorse, mettendo a rischio i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che non hanno raggiunto il valore soglia richiesto.
Infine, la mancata gestione corretta dell’extrabudget per la mobilità sanitaria è stata pesantemente stigmatizzata. La Regione ha riconosciuto ai privati accreditati la possibilità di fatturare oltre i tetti di spesa contrattuali, escludendoli dai limiti di spesa rimborsabile, con conseguenze gravi per la finanza pubblica e per il diritto alla salute.
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