Venafro, Pietro Orlandi alla Liberty per raccontare ai ragazzi la storia di Emanuela

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VENAFRO – In una Palazzina Liberty gremita, Pietro Orlandi racconta agli studenti la storia della scomparsa di Emanuela mentre si fa strada una possibile svolta in Vaticano che riconosce l’esistenza di un dossier sul caso.

“La voce di Emanuela è la voce di tutte le altre persone che hanno subìto la stessa sorte”, ha esordito così Pietro Orlandi che ieri, dinanzi ad un pubblico attento e ad una sala gremita non solo grazie alla presenza di giovani studenti, ha raccontato la storia della sorella scomparsa quarantuno anni fa, una storia che a suo tempo sconvolse l’opinione pubblica e che ancora oggi risulta avvolta nel buio di una omertà sofisticata perché appartenente al silenzio di un trittico composto da Stato, Chiesa e Criminalità organizzata.

Le parole di Pietro Orlandi sono il contenitore di tutto quel dolore e quell’angoscia che si sono accumulati durante il passare degli anni e che sono legati a doppio filo alla perdita di una persona cara, una perdita che nel suo caso ha significato vivere come sospesi nel tempo in attesa di una telefonata, di una spiegazione, di una verità che sono ad ora non è riuscita ad emergere nel mare agitato dell’ intrigo internazionale.

“Per noi bambini il Vaticano era il posto più bello del mondo, il posto più tranquillo, ci sentivamo le persone più protette. Da piccoli non pensavamo minimamente che esistesse il male, eravamo le persone più ingenue di questo mondo e anche crescendo, quando uscivo fuori da quel cancello, a Roma, solo quando rientravo a casa superando quel cancello mi sentivo tranquillo” spiega Orlandi mentre narra la storia della sua famiglia vissuta in quel posto sereno e ‘pulito’ da quando suo nonno vi era entrato nel 1920 per occuparsi dei cavalli e delle carrozze del Vaticano. Durante la narrazione Pietro ha spiegato che inizialmente la scomparsa di Emanuela poteva apparire come una sorta di ricatto per Giovanni Paolo II in quanto le stesse persone coinvolte nell’attentato al Papa proseguivano sulla linea del ricatto decidendo di sequestrare proprio una cittadina vaticana. Una ipotesi questa che è stata confermata da molte altre persone e dallo stesso Papa il quale sei mesi dopo la scomparsa della ragazza,  durante una visita alla famiglia Orlandi affermò che “esiste il terrorismo nazionale e il terrorismo internazionale e quello di Emanuela è un caso di terrorismo internazionale ma io sto facendo quanto è umanamente possibile per arrivare a una soluzione positiva”. Un’affermazione che Pietro Orlandi non ha esitato ad equiparare allo stato iniziale della scelta omertosa del Vaticano. Tra l’altro, il sospetto che la Chiesa ne sapesse molto di più di quanto dichiarasse era già presente nel luglio dell’83, quando Giovanni Paolo II parlando in piazza San Pietro si rivolse ai responsabili appellandosi alla richiesta di lasciarla andare. E in quella occasione fu la prima volta che venne adoperata la parola ‘sequestro’ per definire il mistero della sparizione di Emanuela.

Un vero e proprio sistema organizzato che farebbe capo allo Stato, alla Chiesa e alla Criminalità. È questa la convinzione di Pietro Orlandi che si è espresso anche in ordine alla pista inglese, perché pare che Emanuela sia stata portata a Londra a bordo di un aereo dei servizi segreti. La ricostruzione di questa vicenda Pietro Orlandi l’aveva già effettuata nel corso di una puntata del programma ‘La Confessione’ di Peter Gomez su Rai Tre e prende avvio dalla testimonianza di Sabrina Minardi,  l’amante di Enrico De Pedis, detto ‘Renatino’, boss della banda della Magliana. L’unica parte credibile di questa storia, secondo Orlandi, è il racconto della riconsegna di Emanuela, avvenuta nell’agosto del 1983 nella piazzola di un benzinaio accanto alle mura del Vaticano. A prelevarla un monsignore arrivato su una berlina nera.

Una storia fatta di strategie mirate a coprire la verità, una storia nera che attende ancora di ricevere giustizia. È di un giorno fa la notizia di una probabile svolta in Vaticano perché pare sia stata riconosciuta l’esistenza, fino a questo momento negata, di un dossier sul caso di Emanuela. Suo fratello Pietro nel commentare a caldo l’ammissione da parte del Promotore di Giustizia dello Stato Vaticano Alessandro Diddi – lo stesso che nel 2023 aveva ordinato la riapertura del fascicolo di inchiesta sulla scomparsa dell’allora quindicenne – si è espresso dicendo che “quando c’è un’ammissione da parte del Vaticano è sempre una notizia positiva e, sebbene il dossier sia presente in Segreteria di Stato dal 2012, mi auguro che stavolta ci sia la voglia e il proposito di fare davvero un passo avanti verso la verità”.

Federica Passarelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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