
CAMPOBASSO – 2024, un anno da ricordare, da dimenticare, da buttare dalla finestra con tutti i cocci che non servono più come è nella tradizione popolare o comunque da considerare come un’esperienza temporale con tutti suoi pregi e difetti da cui ripartire?
Ieri nella conferenza stampa di fine anno il Governatore del Molise Francesco Roberti sottolineava che siamo ad una svolta da imboccare a tutti i costi: il Molise o risolve alcuni dei sui problemi, tutti è impossibile in un anno o a breve, o è destinato, crediamo, ad essere commissariato. Una macchina amministrativa gravata da oltre 600 milioni di debiti maturati negli anni è impossibile che arrivi molto lontana certamente si fermerà per strada. E allora ci vuole coraggio nel fare scelte importanti e impegno come aggiungeva sempre nel corso della conferenza stampa l’ex presidente Iorio. Un impegno forte e costante degli amministratori regionali che devono fare squadra con le unità territoriali i sindacati e gli enti sub regionali quest’ultimi consegnati troppo alla politica e poco a figure professionali con le giuste e dovute competenze. Stare qui a dire serve questo e quell’altro è inutile, abbiamo tutti presente il quadro logistico, produttivo e infrastrutturale del Molise che è isolato da tutto, senza treni senza strade importanti e con apparati produttivi ormai ridotti solo a coraggiose iniziative private su cui è inutile chiudere gli occhi e far finta che qui tutto va bene. Ed allora rimbocchiamoci le maniche soprattutto il governo regionale poichè mettere mano alle problematiche locali significa riconsegnare il lavoro a chi lo merita a chi si è formato per affrontarlo ma è rimasto a piedi a guardare quelli fortunati che lo hanno ottenuto, a chi si è formato per arrivare a un contratto specifico di operatività a quanti hanno studiato per meritarselo e che ora aspettano veramente che “la svolta” di Roberti porti loro soprattutto al Molise un cambiamento sociale. Insomma è necessario preparare un salto di qualità che non può più essere procrastinato nella gestione del patrimonio istituzionale ottenuto con forte passione dai nostri rappresentanti nelle due Camere romane dagli anni’ 60 agli anni ’90, e riorganizzare quanto si produceva e cancellato da abbandoni e fallimenti con idee nuove al passo dei tempi e di un futuro che seppure ancora non delineato già presenta orizzonti a cui bisogna preparasi in tempo e farsi trovare pronti. Sono finiti i tempi del tirare a campare o bivaccare all’interno della politica, qui o ci si mette a lavorare, dico a lavorare, seriamente e concretamente, o si è fuori da tutto con conseguenze di sparire dalla geografia regionale o di avere ancora altri Commissari.
il direttore
© RIPRODUZIONE RISERVATA













