
CAMPOBASSO – Il disavanzo generato dai Commissari nella sanità nei 18 anni affidati al commissariamento di quest’ultima lo deve pagare lo Stato e non i molisani.
E’ quanto ha affermato l’ex Pm di Mani pulite Antonio Di Pietro in una conferenza stampa tenutasi all’hotel San Giorgio, che nelle sue funzioni attuali di avvocato insieme agli avvocati Margherita Zezza Pino Ruta e il consigliere regionale di “Costruire democrazia” avv. Massimo Romano, ha promosso un ricorso contro la Regione e lo Stato. Un ricorso che punterebbe ovviamente ad alleviare il peso fiscale causa un deficit pesantissimo che grava nelle tasche dei contribuenti.
“Il cittadino fa politica senza bisogno di fare politica nelle istituzioni ed io sono tornato nel mio paese nel mio Molise in pensione ed ho potuto constatare di persona che nulla è cambiato da quando ero ministro e mi ero occupato di questa vicenda contribuendo ad un piano di rientro cercando di impedire a chi governava la regione di poter fare anche il commissario ad acta sul piano sanitario, quindi conosco il dramma sanitario di chi vive in Molise soprattutto il dramma delle norme debito pubblico dovuto anche al sistema sanitario: La nostra proposta è una proposta di invitare a diffidare il Governo nazionale ad assumersi le proprie responsabilità, i commissari ad acta in 18 anni invece di ridurre il debito sanitario l’ hanno aumentato, la responsabilità è dei Commissari e di chi li ha nominati e quindi il debito pubblico creato sul piano sanitario non lo deve pagare i cittadini ma lo Stato, questa non è una proposta contro i cittadini molisani anzi è per ridurre loro le tasse e soprattutto i disagi sul piano sanitario e nell’interesse dell’istituzioni regionali le quali erroneamente non hanno preso in mano la situazione e contestato al Governo centrale che i suoi rappresentanti hanno finito di indebitare la Regione. Ad oggi diamo loro la possibilità di riprendere in mano il filo del discorso e magari appoggiare la nostra azione ad adiuvandum di un sistema regionale che è rimasto cieco.
La nostra iniziativa – conclude Di Pietro – è tecnicamente sostenibile sul piano giuridico ovviamente sarebbe molto più sostenibile se a porre in essere il tutto fosse stata la Regione stessa magari con un ricorso alla Corte Costituzionale nulla ha fatto, ha fatto orecchie da mercante per ragioni politiche soprattutto per ragioni politiche per non scomodare il manovratore, lo abbiamo fatto noi, invece, come cittadini. Questa deve essere anche una battaglia sociale e quindi facciamo un appello a chi ci vuole dare una mano, noi facciamo una politica del cittadino, come sapete quando si ha che far con le istituzioni pubbliche specie quelle politiche se non tiri loro le orecchie non ascoltano.”
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