
Gli Enti del Terzo Settore, chiamati anche ETS, sono organizzazioni che operano senza scopo di lucro perseguendo finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale nell’interesse della collettività. Possono essere Associazioni di volontariato e di promozione sociale, Comitati, Fondazioni, Enti filantropici o Società di mutuo soccorso. In ogni caso, sono regolamentati dal Codice del Terzo Settore e iscritti al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).
Operando senza propositi di guadagno o prospettive di business, si mantengono principalmente grazie a risorse pubbliche e private, come le donazioni. Esiste però un altro modo, completamente gratuito, per supportare il lavoro di queste realtà. Stiamo parlando del cinque per mille, una piccola quota dell’IRPEF che i cittadini possono destinare ogni anno a chi desiderano, tramite la dichiarazione dei redditi.
Dal 2021 questa misura fiscale è destinabile anche agli ETS presenti negli elenchi pubblicati dall’Agenzia delle Entrate, come ad esempio Medici Senza Frontiere, che mette a disposizione tutte le informazioni utili per l’assegnazione del cinque per mille direttamente su https://www.medicisenzafrontiere.it/sostienici/5xmille/.
Come destinare il cinque per mille agli Enti del Terzo Settore
Per destinare il proprio cinque per mille agli Enti del Terzo Settore bisogna attendere la dichiarazione dei redditi annuale. La pratica è molto semplice: consiste nel compilare uno dei modelli obbligatori per Legge (Modello 730, Modello Redditi o CU) e poi firmare all’interno del riquadro che porta la dicitura “Sostegno degli enti del Terzo Settore iscritti nel RUNTS…”. In aggiunta (ma non è obbligatorio), si può anche inserire il codice fiscale di uno specifico Ente che si vuole sostenere, in modo da essere certi che la quota arrivi direttamente a quella realtà.
Chi non è tenuto a compilare la dichiarazione dei redditi (pensionati e lavoratori dipendenti), può comunque destinare il cinque per mille agli ETS tramite un’apposita scheda contenuta nella Certificazione Unica. Anche questa va completata con firma nel riquadro e codice fiscale del beneficiario, inserita in una busta chiusa sulla quale va scritto: “Scelta per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’IRPEF” (più nome e cognome e codice fiscale) e poi correttamente inviata.
In entrambi i casi, qualora non venga incluso nessun codice fiscale, la quota viene ripartita tra tutti gli Enti del Terzo Settore beneficiari presenti. Se, invece, il documento non viene firmato, il cinque per mille va a finire nelle casse dello Stato.
Perché destinare il cinque per mille agli ETS
Destinare il proprio cinque per mille agli Enti del Terzo Settore è un gesto di enorme generosità e di grande impatto sociale.
Prima di tutto, rappresenta un aiuto concreto nel lavoro che queste realtà portano avanti ogni giorno, diventando una risorsa preziosissima per chi vive in una condizione svantaggiata o d’emergenza. Ad esempio, con il cinque per mille ricevuto e relativo alla dichiarazione dei redditi 2023, Medici Senza Frontiere è riuscita ad attivare ben 5 importanti interventi di emergenza, oltre che pianificare attività di medio e lungo termine.
Inoltre, questa azione non costa nulla: non rappresenta una donazione, ma una somma obbligatoria che ogni contribuente deve in ogni caso pagare allo Stato. In più, garantisce il massimo controllo e la totale trasparenza su come vengono utilizzati i fondi ricevuti: gli ETS infatti sono sempre tenuti a presentare relazioni annuali sull’utilizzo dei soldi di cui hanno beneficiato, compresi quelli provenienti da questo processo.
Infine, anche se piccolo, il cinque per mille ha un valore simbolico e culturale enorme: significa prendersi cura del bene comune, senza bisogno di fare volontariato o donazioni dirette se non si ha questa possibilità.
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