
ISERNIA – Don Luigi Ciotti ha incontrato questa mattina, martedì 27 maggio, gli studenti del ‘Cuoco-Manuppella’, nell’Aula Magna della scuola.
L’evento rientra nelle attività del PNRR Orientamento per diffondere, nella comunità scolastica, la cultura della prevenzione e del contrasto a qualunque forma di illegalità, di sopruso e sopraffazione, stimolando il confronto tra esperti e le nuove generazioni.
All’incontro ha partecipato anche Don Alberto Conti fondatore della Scuola di Formazione all’Impegno Sociale e Politico “Paolo Borsellino”. Luigi Ciotti, prete antimafia che vive sotto scorta. Negli anni 90 intensifica la sua opera contro la Mafia, fondando il mensile “Narcomafie”. Nel 1995 nasce “Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, una importantissima associazione contro la mafia che collega oltre 700 tra associazioni e gruppi che si occupano anche di recuperare i beni confiscati alla Mafia (con Libera Terra). 
Don Ciotti, simbolo della lotta contro la criminalità organizzata, ha ricordato agli studenti l’importanza di scendere in campo in prima persona.
“I cambiamenti che noi scegliamo e desideriamo hanno bisogno del contributo di ciascuno di noi” – ha affermato Don Luigi Ciotti – “Una delle malattie più terribili di oggi è la delega, pensare che tocca sempre agli altri fare. No, c’è una parte di responsabilità che tocca fare a noi. E per estirpare il male alla radice, non è sufficiente solo il lavoro dei magistrati, delle forze politiche, delle prefetture che fanno la loro parte. Estirpare il male alla radice è un grande impegno culturale, educativo e di politica sociale.
Oggi le organizzazioni criminale mafiose, che ci sono, sono ben camuffate. Si sono trasformate, sono cambiate, sparano di meno, fanno meno rumore, ma ci sono e sono più forti di prima. Sono transnazionali, super tecnologici, soprattutto su alcuni livelli, e soprattutto i grandi boss ormai sono mascherati. Li troviamo che fanno gli imprenditori e gli uomini d’affari. Negli ultimi anni abbiamo avuto 500mila giovani italiani che sono andati all’estero per trovare un lavoro fisso, non precario, non in nero, non fasullo. Invece che investire sui nostri ragazzi che è importante, fondamentale, invece qui, quei vuoti, vanno a riempirli le organizzazioni criminali” – ha concluso Don Ciotti –
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