
VENAFRO – L’associazione ‘Noi ci siamo‘ promotrice di un incontro pubblico con don Luigi Ciotti, il prete degli ultimi che lotta contro ogni forma di ingiustizia e in difesa della dignità umana.
Con il suo consueto linguaggio schietto e diretto, don Luigi Ciotti ha tracciato un quadro lucido delle condizioni in cui versa lo stato italiano. Nella sala delle feste del Castello Pandone di Venafro durante l’incontro pubblico organizzato dall’associazione ‘Noi ci siamo’, il fondatore di ‘Libera’ ha evidenziato, col coraggio che lo contraddistingue, tutti i grovigli politici, sociali, ambientali ed educativi che paralizzano la crescita del Paese.
Son trascorsi trent’anni dalla fondazione di ‘Libera contro le mafie’ la rete di “associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie, gruppi scout, coinvolti in un impegno non solo ‘contro’ le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta, ma profondamente ‘per’: per la giustizia sociale, per la ricerca di verità, per la tutela dei diritti, per una politica trasparente, per una legalità democratica fondata sull’uguaglianza, per una memoria viva e condivisa, per una cittadinanza all’altezza dello spirito e delle speranze della Costituzione” e il sacerdote di strada è sempre più fermo nelle sue convinzioni.
Nel suo intervento non sono mancate parole dure sul rapporto tra politica e criminalità organizzata. Citando la voce autorevole del procuratore nazionale Antimafia ha messo in chiaro che i rapporti tra politica e mafia sono “rapporti diffusi, disincantati, pragmatici” affermando che “oggi le mafie sono più forti di trent’anni fa anche se non sparano. Non hanno bisogno di sparare perché non trovano ostacoli. Inoltre la mafia recluta giovani leve” e il richiamo all’urgenza di un cambiamento passa anche per la scuola e il mondo giovanile. Don Ciotti ha denunciato l’aggravarsi della dispersione scolastica e con tono critico si è chiesto dove sono scuola e politiche sociali del lavoro che danno dignità alle persone, dichiarando che “i giovani vivono forme di anoressia esistenziale, si tolgono la vita e i genitori vanno aiutati perché anche loro sono travolti dai cambiamenti” e concludendo poi il discorso sui giovani ha formulato una domanda alla quale ha risposto sotto forma di sentenza “la società si preoccupa dei giovani? Si preoccupa ma non se ne occupa”.
Durante il suo intervento il sacerdote ha poi espresso non troppo velatamente la sua posizione sui quesiti referendari ai quali i cittadini saranno chiamati a rispondere tra qualche settimana, sostenendo l’importanza di “garantire diritti fondamentali come cittadinanza e lavoro” e affermando con forza come l’attuale proposta di autonomia differenziata rischi di “spacchettare il Paese e allargare il divario tra i territori” aggiungendo che “la nostra è una democrazia imperfetta e il diritto di voto, troppo spesso, viene trattato con superficialità. Serve consapevolezza, serve azione.”
Eppure si può invertire la rotta. Durante il suo discorso il sacerdote ha condiviso quello che ha definito il suo sogno, che è quello di una “città educativa, vivente, che ha bisogno di tutti. Un sogno che diventa progetto concreto quando associazioni, scuola e istituzioni lavorano insieme, superando la frammentazione.”
Le parole di don Ciotti sono state un inno alla verità, alla libertà, alla riscoperta della dignità dell’uomo troppo spesso calpestata e il suo sogno dovrebbe appartenere ad ogni cittadino impegnato a tirare fuori il meglio della società perché come ha chiosato il sacerdote “siamo noi a doverci fare modificatori di questa coscienza.”
Federica Passarelli
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