
AGNONE – La paventata riconversione dell’Ospedale “Caracciolo” di Agnone in presidio di comunità accende la protesta tra gli amministratori comunali.
Il sindaco Daniele Saia, ha, infatti, dichiarato la propria disponibilità a intraprendere uno sciopero della fame per difendere il diritto alla salute dei cittadini dell’Alto Molise.
“Se la notizia dovesse essere confermata, sono pronto a uno sciopero della fame”, ha affermato Saia, commentando il piano di riorganizzazione della sanità molisana riportato da notizie di stampa. Il primo cittadino denuncia l’ennesimo taglio ai servizi nelle Aree Interne, già colpite dalla chiusura del GAL Alto Molise e dall’accorpamento dell’Ambito Territoriale Sociale. “Il presidio di comunità con 20 posti letto non è sufficiente per chi vive lontano dai grandi centri. Questo processo porterà alla desertificazione totale del territorio”, ha aggiunto, lanciando un appello al Presidente della Regione Roberti e ai commissari Bonamico e Di Giacomo.
Il vicesindaco e assessore alla Sanità Giovanni Di Nucci ha criticato duramente la proposta, definendola “stranamente coincidente” con dichiarazioni pubbliche sull’inutilità del presidio Caracciolo. “I costi sono minimi rispetto al bilancio sanitario regionale. Per gli ospedali di area disagiata non possono valere meri criteri numerici”, ha sottolineato Di Nucci che ha quindi evidenziato “la mancanza cronica di specialisti come cardiologi e diabetologi, e la necessità di un presidio completo con Pronto Soccorso, Medicina Interna, laboratorio e diagnostica radiologica attiva h24, collegata in teleradiologia con Campobasso, Termoli e Isernia.”
Anche l’assessora alle Politiche Sociali, Enrica Sciullo, ha espresso forte preoccupazione: “Il riconoscimento di area particolarmente disagiata non è negoziabile. Ciò che viene proposto è l’abbandono dei cittadini con patologie acute. Il vero problema è la rete dell’emergenza-urgenza: in quei momenti il paziente non può autodeterminarsi. Servono servizi che garantiscano sicurezza”.
L’amministrazione di Agnone si dice pronta a coinvolgere cittadini e altri amministratori delle Aree Interne in una battaglia comune per difendere il presidio ospedaliero e il diritto alla salute. “Ci vogliono arresi, ma noi resisteremo”, ha concluso Saia.
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