
CAMPOBASSO – L’invasione dei cinghiali in Molise ha ormai superato ogni soglia di tolleranza. Gli ultimi avvistamenti nei centri abitati di Campobasso e Termoli riportano con forza al centro del dibattito una questione che Coldiretti Molise definisce “non più solo agricola, ma sociale e di pubblica sicurezza”.
Secondo l’organizzazione, il numero di esemplari presenti sul territorio regionale ha superato le 40mila unità, con conseguenze devastanti per le aziende agricole e rischi crescenti per l’incolumità dei cittadini. “Non parliamo più solo di un flagello per le aziende agricole – ha dichiarato il presidente regionale Claudio Papa – ma di una situazione di pericolosità sociale generata dall’aumento esponenziale di questi selvatici”.
A testimonianza della gravità della situazione, la recente ordinanza della sindaca di Campobasso, Marialuisa Forte, che ha disposto la chiusura al pubblico della “Via Matris” per la presenza stabile di decine di cinghiali lungo il percorso pedonale.
Coldiretti sottolinea come la fauna selvatica stia mettendo in ginocchio decine di imprese agricole, compromettendo il patrimonio agroalimentare e ambientale del Molise. “La madre di tutte le emergenze per l’agricoltura – ha ribadito Papa – è proprio il dilagare incontrollato della fauna selvatica”.
Negli ultimi mesi, grazie anche alle pressioni sindacali e alle denunce dei sindaci, la Regione Molise ha avviato alcune misure di contenimento, tra cui la caccia di selezione e il selecontrollo. Tuttavia, per Coldiretti si tratta solo di un primo passo.
Il direttore regionale Aniello Ascolese ha evidenziato l’importanza della recente riorganizzazione dell’Osservatorio regionale degli habitat naturali e delle popolazioni faunistiche, auspicando che possa tornare a svolgere un ruolo centrale nel coordinamento scientifico delle azioni di contrasto.
Ma la vera svolta, secondo Coldiretti, deve arrivare con l’adozione di un Piano straordinario quinquennale di gestione e contenimento della fauna selvatica, previsto dall’art. 19-ter della Legge 157/92. Un piano che, a differenza delle attività venatorie, può essere attuato anche in aree protette e senza limiti temporali, coinvolgendo anche i proprietari di fondi agricoli muniti di licenza.
“Le misure collegate al PRIU rappresentano una prima risposta – ha concluso Ascolese – ma non bastano. Serve un impegno concreto e duraturo da parte della Regione, al di là dell’emergenza PSA, per tutelare cittadini, agricoltori e territorio”.
Coldiretti Molise, insieme alla sua base associativa, continuerà a sollecitare l’adozione del piano straordinario, confidando nella disponibilità già espressa dall’assessore regionale all’Agricoltura, Salvatore Micone.
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