Confindustria Molise, Natale “Programmare su energia, semplificazione e transizione ambientale. Così si salva l’industria”

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CAMPOBASSO – “Senza interventi urgenti su energia, burocrazia e transizione ambientale, l’Italia rischia la desertificazione industriale.” È l’allarme lanciato da Mauro Natale, presidente di Confindustria Molise, nel bilancio di fine anno presentato durante l’ultima Giunta dell’associazione.

Un’analisi lucida che parte dai dati nazionali per arrivare alle criticità locali, con un appello chiaro alla politica: “Accendete un faro sul Molise.”

Il nodo energia resta il principale ostacolo alla competitività delle imprese italiane. “Nel confronto tra tre aziende simili in Italia, Francia e Spagna – ha spiegato Natale – i dati di maggio 2025 mostrano che un’impresa italiana paga quasi il doppio rispetto a una francese e addirittura tre volte più di una spagnola.” Un divario che, se non colmato, rischia di compromettere l’intero sistema manifatturiero nazionale.

Altro fronte critico è la semplificazione normativa. “Tempi lunghi e procedure frammentate tra Stato e Regioni scoraggiano gli investimenti e penalizzano le imprese,” ha sottolineato il presidente. “Serve un quadro normativo chiaro, semplice e accessibile.”

Sul versante ambientale, Natale ha definito il 2025 “un annus horribilis” per il settore automotive, con volumi produttivi ai minimi storici. Il recente ripensamento dell’UE sullo stop ai motori endotermici dal 2035 è stato definito “un passo importante, ma non sufficiente”. “Bisogna fare di più per salvare un comparto strategico per l’industria europea.”

Lo sguardo si sposta poi sul territorio. “La crisi di Stellantis rischia di travolgere il sistema socio-economico molisano. Le soluzioni non possono arrivare solo dal livello locale: serve un’azione nazionale decisa.” Da qui l’appello alla politica: “Il Molise ha bisogno di attenzione, ora.”

Il quadro regionale tracciato da Confindustria è impietoso: “Infrastrutture disastrose, sanità in debito cronico, imprese che resistono solo grazie alla tenacia degli imprenditori. Manca una visione di sviluppo territoriale.”

Il 2025 è stato l’anno cruciale per il PNRR, con una corsa contro il tempo per spendere i fondi entro il 2026. “Restano ancora 108 miliardi da impiegare. I ritardi hanno costretto a rimodulazioni concordate con Bruxelles.” Intanto, il deficit italiano rischia di superare il 3,5%, ben oltre il tetto del 3% previsto dal nuovo Patto di Stabilità.

Nel 2025, il turismo ha registrato un nuovo anno record, contribuendo a sostenere il PIL estivo. Tuttavia, la produzione industriale è calata e gli investimenti hanno subito una frenata, complice la fine degli incentivi edilizi straordinari.

Il mercato del lavoro ha mostrato segnali positivi, con un tasso di disoccupazione sceso verso il 6% e un aumento dei contratti a tempo indeterminato. Ma i dati del terzo trimestre hanno segnalato un’inversione: -45.000 occupati e crescita dell’inattività.

L’inflazione è scesa all’1,3% a ottobre, sotto il target BCE, grazie al calo dei prezzi energetici. Tuttavia, i beni alimentari e i servizi restano cari, pesando soprattutto sulle famiglie a basso reddito. I rinnovi contrattuali hanno avviato un recupero dei salari reali, ma non sufficiente a compensare le perdite del triennio 2022-2024.

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