Campobasso, il Castello Monforte domani apre i battenti: i lavori di riqualificazione e valorizzazione del maniero cittadino

Campobasso, Castello Monforte, riqualificazione, valorizzazione
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CAMPOBASSO – Stamane conferenza stampa di presentazione del nuovo look restauro, del castello Monforte, tenuta in Consiglio comunale.

Intanto in una nota stampa si entra nel dettaglio degli interventi effettuati sul manufatto simbolo della città. Occorre valutare il risultato di questo lotto di interventi come il primo di una serie di interventi coordinati e
complementari tesi a raggiungere gli obiettivi fissati con il progetto complessivo di riqualificazione e valorizzazione del Castello Monforte di Campobasso predisposto dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Molise, a partire da una iniziativa congiunta tra la Soprintendenza e l’Ufficio dell’Autorità Urbana di Campobasso che ha portato alla stipula di apposita convenzione sottoscritta in data 16 giugno del 2020.

Una corretta valutazione dei primi risultati prodotti non può prescindere da una lettura organica delle opere progettate nel loro insieme.

Il progetto, in coerenza con i principi enunciati dal Codice dei Beni Culturali, assicura la conservazione del monumento favorendone una rinnovata fruizione pubblica.

Le azioni adottate sono volte a promuovere lo sviluppo della cultura attraverso l’esplicitazione e l’esaltazione
della pluralità di valenze connaturate al manufatto architettonico.

Gli interventi sono diretti a promuoverne la conoscenza e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione
e fruizione pubblica.

Il progetto si articola su due binari:

  • da un lato, il restauro e la valorizzazione, in alcuni casi della fedele ricostruzione, degli elementi
    originari, seppur rimaneggiati;
  • dall’altro, una reinterpretazione contemporanea della conformazione degli spazi indifferenziati ottenuti in seguito agli interventi posti in essere negli anni ’80. Nell’ambito di questo secondo binario, si esprime la volontà di restituire alla città spazi rinnovati e predisposti ad una nuova modalità di fruizione – la CORTE. Allo stesso tempo si propone la scoperta/riscoperta di luoghi da sempre celati al pubblico – le CISTERNE.

In entrambi i casi resta la priorità di rendere gli spazi recuperati fruibili a tutti.

Il tema di fondo affrontato nella progettazione resta quello dell’inserimento del NUOVO nell’ANTICO declinato
senza equivoci ed incertezze:

L’inserimento di elementi di architettura contemporanea nell’ambito del restauro di immobili storici
rappresenta una sfida progettuale complessa e affascinante, che richiede equilibrio tra tutela del patrimonio
e innovazione. Il principio guida è sempre quello di garantire la leggibilità storica dell’edificio, evitando ogni
forma di imitazione stilistica, e allo stesso tempo introdurre elementi nuovi che dichiarino con chiarezza la
loro epoca e funzione.

L’approccio progettuale del “nuovo all’interno dell’antico” si fonda sul rispetto dell’autenticità del manufatto
storico, privilegiando soluzioni compatibili, sia dal punto di vista tecnico che percettivo.

Questa visione è coerente con le indicazioni della Carta di Venezia (1964) e della più recente normativa
nazionale, che promuove il dialogo tra epoche differenti, valorizzando l’identità storica senza rinunciare alla
contemporaneità. Il nuovo diventa elemento di narrazione che arricchisce l’esperienza dello spazio,
promuovendo un uso dinamico del patrimonio culturale.

L’intervento di architettura contemporanea si inserisce all’interno di un manufatto storico, configurandosi
come opera di valorizzazione e rifunzionalizzazione di uno spazio interno alle mura, nel rispetto dei principi
di riconoscibilità e compatibilità materica.

Il volume che accoglie l’ascensore, realizzato con struttura leggera rivestita in pannelli di acciaio corten, si
caratterizza per una geometria pura e minimale, che si pone in netto ma controllato contrasto con la tessitura
irregolare della muratura storica in pietra. Il corten, attraverso il processo di ossidazione naturale, assume
una cromia calda e terrosa, in continuità percettiva con i toni della pietra, riducendo l’impatto visivo del nuovo
inserimento e rafforzando il dialogo tra antico e contemporaneo.

L’intervento non altera la struttura muraria esistente, ma si poggia su una piattaforma in elementi lapidei
modulari, che definisce un sistema di gradonate e piani orizzontali destinati alla fruizione pubblica. Tale basamento svolge una duplice funzione: da un lato garantisce la separazione fisica e concettuale tra il nuovo
volume e il contesto storico, dall’altro consente l’adeguamento delle quote di accesso al piano della corte.

Dal punto di vista compositivo, l’intervento architettonico evita qualsiasi mimetismo formale, privilegiando
una chiara leggibilità stratigrafica tra le diverse epoche costruttive. Il nuovo elemento si configura quindi come
architettura dichiaratamente contemporanea, capace di valorizzare per contrasto la potenza materica e la
monumentalità delle murature originarie.

L’intervento risponde ai criteri del restauro critico e della conservazione attiva, in quanto introduce nuove
funzioni e dispositivi spaziali senza compromettere l’integrità del bene storico. In tal senso, l’uso dei materiali,
le forme essenziali e i dettagli costruttivi controllati consentono di stabilire un rapporto dialettico tra memoria
e contemporaneità.

La pavimentazione della corte, realizzata in lastre lapidee di grande formato (o apparentemente di grande
formato), posate secondo uno schema modulare regolare a giunti ortogonali, genera una maglia geometrica
neutra e controllata. La posa “a correre” con giunti sfalsati contribuisce a dilatare percettivamente la
superficie dello spazio interno che diventa piazza, garantendo al contempo una lettura continua e non
gerarchica del piano di calpestio.

I tagli luminosi, disposti parallelamente alle murature, enfatizzano la direzionalità dello spazio e proiettano
delicati fasci di luce naturale sulle superfici verticali, esaltando la tessitura irregolare della muratura e il ritmo
delle bucature storiche.

L’effetto complessivo è quello di un “piano continuo”, in cui la pavimentazione non si limita a risolvere una
funzione tecnica di calpestio, ma diventa dispositivo attivo di valorizzazione scenografica: un diaframma
contemporaneo che, attraverso la geometria della posa e la riflessione luminosa, costruisce un contrasto
calibrato tra l’astrazione del nuovo intervento e la complessità materica del manufatto storico.

L’innesto del nuovo vano ascensore si configura come un dispositivo architettonico chiaramente leggibile nella
sua autonomia formale e materica; il volume in corten si presenta come un parallelepipedo compatto, di
geometria pura, che si inserisce all’interno dell’invaso lapideo, dichiarando esplicitamente la propria
contemporaneità attraverso il linguaggio minimale e la finitura metallica ossidata.

Dal punto di vista spaziale, il nuovo elemento si “incastra” nella nuova gradinata in pietra, che si manifesta
come la naturale estensione dello sperone roccioso sul quale nasce il manufatto storico diventando piano di
mediazione tra antico e nuovo.

La gradonata assume quindi un ruolo strutturante: non solo risolve la differenza di quota, ma costruisce un
sistema di blocchi monolitici che sottrae il volume in corten al contatto diretto con la tessitura muraria,
preservando la leggibilità dell’organismo storico.

Castello Monforte – Secondo Lotto di Interventi

Il secondo lotto di interventi sul Castello Monforte rappresenta un passo decisivo nel percorso di recupero,
tutela e valorizzazione del monumento simbolo della città. L’azione progettuale integra competenze
multidisciplinari e affronta in modo unitario tre ambiti principali: il restauro del Sacrario Militare, la
rifunzionalizzazione degli spazi ipogei e la prosecuzione delle indagini archeologiche.

Cuore storico e identitario del complesso, il Sacrario – tutelato dal Codice dei Beni Culturali e dalla Legge
78/2001 – sarà oggetto di un intervento mirato alla piena conservazione e alla migliore fruizione pubblica.
Le lavorazioni previste includono:

  • Restauro delle superfici murarie, con trattamenti disinfestanti, pulitura, consolidamento e ristilatura dei giunti secondo metodologie già sperimentate nel primo lotto.
  • Rifacimento della pavimentazione interna e sostituzione degli infissi, in continuità con gli interventi già avviati.
  • Installazione di una rampa di accesso, per garantire piena accessibilità anche alle persone con mobilità ridotta.
  • Restauro dei manufatti lapidei, tra cui le 48 lapidi dei Caduti, le relative cornici e l’altare.
  • Recupero dei beni mobili lignei e metallici: i quattro bracieri déco storicamente documentati e gli elementi in ferro battuto della bottega Tucci.

Gli ampi ambienti voltati, un tempo adibiti a grandi serbatoi idrici, saranno trasformati in sale polivalenti per esposizioni, eventi e attività culturali.

Questi volumi straordinari – oltre 24 metri di lunghezza e 7 metri di altezza – diventeranno spazi espositivi
d’eccellenza, dedicati alla storia del Castello, ai suoi rapporti con il borgo antico e alle testimonianze
architettoniche emerse nel tempo.

Il progetto di comunicazione del Castello Monforte, che è stato affidato a justMO’
impresa culturale e creativa, affiancherà strumenti tradizionali — come pannelli esplicativi e segnaletica — a
tecnologie digitali avanzate che renderanno la visita immersiva e coinvolgente.

Dispositivi interattivi, proiezioni murali, video dedicati e contenuti multimediali permetteranno ai visitatori di
esplorare il castello nelle sue diverse fasi storiche, approfondire temi specifici e comprendere il legame del
complesso con la città e con la fondamentale figura di Cola Monforte.

Ricostruzioni virtuali e sistemi immersivi offriranno un’esperienza dinamica, accessibile e intuitiva,
trasformando la visita in un viaggio nella storia attraverso ambienti animati e scenari digitali. Questi strumenti
garantiranno una fruizione chiara e accattivante anche dei contenuti più complessi, rendendo il patrimonio
culturale più vicino e comprensibile a tutti.

Infine il secondo lotto prevede lo scavo del bastione sud-ovest, con una duplice finalità:

  • scientifica, per approfondire le conoscenze sulle tecniche costruttive, i rapporti stratigrafici e gli eventuali riusi degli ambienti fortificati;
  • di valorizzazione, per integrare nuove informazioni nei percorsi museali e contribuire alla lettura complessiva dell’evoluzione del Castello.

Alla base di questo ulteriore intervento c’è la consapevolezza che la conoscenza è il vero motore della tutela
e della valorizzazione. Studi, restauri, scavi e tecnologie digitali convergono in un progetto che intende
restituire alla comunità un bene non solo conservato, ma raccontato, reso accessibile e pienamente fruibile.

Il Castello Monforte si prepara così a diventare un luogo vivo: un centro culturale immersivo, inclusivo e
capace di narrare, in forme nuove e coinvolgenti, la storia profonda della città.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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