Neuromed: gli alimenti ultra‑processati aumentano la mortalità anche dopo una diagnosi di tumore. I risultati dal Progetto Moli‑sani

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POZZILLI – Un consumo elevato di alimenti ultra‑processati può aumentare significativamente il rischio di mortalità tra le persone che hanno già ricevuto una diagnosi di tumore.

È quanto emerge da un nuovo studio dell’Unità di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli, pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention dell’American Association for Cancer Research.

La ricerca, sostenuta dalla Fondazione AIRC, ha analizzato l’impatto della trasformazione industriale degli alimenti sulla sopravvivenza dei pazienti oncologici. Come si legge nel comunicato, «tra le persone che hanno già ricevuto una diagnosi di tumore e consumano quantità elevate di alimenti ultra‑processati vi è un aumento della mortalità, sia specifica per malattia oncologica che per tutte le cause» .

L’analisi è stata condotta all’interno del Progetto Moli‑sani, che dal 2005 coinvolge oltre 24.000 cittadini molisani. Tra questi, i ricercatori hanno identificato 802 partecipanti che avevano già avuto una diagnosi di tumore al momento dell’ingresso nello studio.

Le abitudini alimentari sono state valutate tramite il questionario EPIC, mentre la classificazione degli alimenti ultra‑processati è avvenuta secondo il sistema NOVA. I partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi in base al livello di consumo quotidiano di questi prodotti.

Dopo quasi 15 anni di follow‑up, i risultati sono stati netti: chi consumava più alimenti ultra‑processati presentava un rischio di mortalità per tutte le cause superiore del 48% e un rischio di mortalità per cancro superiore del 59% rispetto a chi ne limitava l’assunzione.

La prima autrice dello studio, Marialaura Bonaccio, sottolinea come la ricerca apra una prospettiva nuova: «La maggior parte degli studi si è concentrata sui nutrienti, non sul grado di trasformazione degli alimenti. Le sostanze utilizzate nei processi industriali possono interferire con i meccanismi metabolici, alterare il microbiota intestinale e favorire l’infiammazione» .

Un dato particolarmente rilevante è che l’associazione tra consumo di ultra‑processati e mortalità rimane significativa anche tenendo conto della qualità complessiva della dieta, misurata tramite l’aderenza alla Dieta Mediterranea.

Per comprendere i meccanismi alla base di questa associazione, il team Neuromed ha analizzato diversi biomarcatori infiammatori, metabolici e cardiovascolari. Due elementi sono risultati particolarmente influenti: gli indici di infiammazione e la frequenza cardiaca a riposo.

Secondo Licia Iacoviello, responsabile dell’Unità di Epidemiologia e Prevenzione, «l’aumento dell’infiammazione e della frequenza cardiaca a riposo può spiegare in parte il legame tra un maggiore consumo di alimenti ultra‑processati e l’aumento della mortalità» .

Il Neuromed invita a guardare non al singolo alimento, ma all’insieme della dieta. Ridurre gli ultra‑processati e orientarsi verso cibi freschi, poco trasformati e preparati in casa rappresenta l’approccio più efficace per migliorare la salute, soprattutto dopo una diagnosi oncologica.

Un’indicazione pratica arriva dalla lettura delle etichette: prodotti con più di cinque ingredienti o contenenti additivi sono con buona probabilità ultra‑processati.

Lo studio si inserisce nel più ampio contesto del Progetto Moli‑sani, che ha trasformato il Molise in un laboratorio scientifico a cielo aperto per indagare i fattori ambientali e genetici alla base delle malattie cardiovascolari e oncologiche.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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