
CAMPOBASSO – L’ennesimo furto ai danni di un’azienda agricola alle porte del capoluogo riaccende i riflettori su un fenomeno che, in Molise, non accenna a diminuire.
Trattori, attrezzature e mezzi agricoli continuano a essere nel mirino dei malviventi, alimentando un clima di crescente esasperazione tra gli imprenditori del settore. A denunciarlo è Coldiretti Molise, che ha chiesto un incontro urgente con il Prefetto di Campobasso, Michela Lattarulo, per individuare strategie efficaci in grado di arginare l’ondata di furti.
«Desideriamo sottoporre alla Sua attenzione il crescente stato di preoccupazione degli imprenditori agricoli molisani», scrivono il presidente Claudio Papa e il direttore regionale Aniello Ascolese nella lettera inviata al Prefetto. Una problematica che, sottolineano, «è purtroppo costantemente presente sugli organi di comunicazione, stampa e tv».
Secondo Coldiretti, tra le aree più colpite spicca il Basso Molise, dove le segnalazioni da parte degli agricoltori sono ormai quotidiane. A rendere la situazione ancora più critica è il fatto che molti imprenditori non risiedono in campagna: i mezzi vengono custoditi in manufatti agricoli isolati, diventando bersaglio facile per bande organizzate che riescono spesso a eludere anche i sistemi di videosorveglianza installati negli ultimi anni.
«Questo stato di cose – afferma Papa – sta generando un clima di insicurezza e vero sconforto. Gli agricoltori si sentono emarginati, soprattutto perché le aree rurali sono quelle maggiormente colpite dal progressivo arretramento dei presidi necessari a mantenere vive le comunità». Coldiretti riconosce il lavoro delle forze dell’ordine, che in più occasioni hanno sventato furti e recuperato refurtiva, ma evidenzia come «ciò non sia sufficiente» e come serva «un approccio nuovo e condiviso».
Il direttore Ascolese mette in luce un ulteriore aspetto: «La sottrazione di uno o più strumenti necessari all’attività produttiva può determinare la chiusura di un’azienda di piccole o medie dimensioni, come la maggior parte di quelle presenti in regione». Un danno economico che rischia di trasformarsi in un danno sociale: «Quando un’azienda chiude – aggiunge – il territorio si impoverisce, si perdono posti di lavoro e si accelera lo spopolamento delle aree rurali, con conseguenze anche sul dissesto idrogeologico».
Da qui la richiesta di un confronto diretto con il Prefetto, coinvolgendo anche le forze dell’ordine, per definire misure concrete e restituire serenità a una categoria che – sottolinea Coldiretti – «chiede soltanto di poter continuare a lavorare e produrre cibo per l’intera collettività».
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