
ISERNIA – Non solo un simbolo, ma un’assunzione collettiva di responsabilità.
Giovedì 19 febbraio 2026 la Sala Consiliare del Comune di Jelsi ha ospitato un partecipato convegno dedicato al tema della violenza di genere, promosso dall’associazione di volontariato La Panchina della Libertà in occasione dell’inaugurazione della nuova panchina rossa, segno tangibile dell’impegno della comunità contro il femminicidio e ogni forma di abuso.
L’iniziativa ha riunito autorità civili, militari ed ecclesiastiche, professionisti, rappresentanti delle istituzioni, cittadini e numerosi giovani. Una presenza ampia e trasversale che testimonia la volontà del territorio di non voltarsi dall’altra parte e di affrontare un fenomeno che, come ribadito durante l’incontro, non può essere considerato un’emergenza episodica, ma un problema strutturale radicato in disuguaglianze culturali e stereotipi ancora diffusi.
Nel corso del convegno è stato sottolineato come la violenza di genere non colpisca solo le vittime dirette, ma l’intera società. Per questo l’associazione La Panchina della Libertà, nata appena un anno fa, ha scelto di operare con determinazione e in sinergia con le realtà del territorio, perseguendo obiettivi chiari:
- contrastare ogni forma di violenza – fisica, psicologica, economica, sessuale e digitale;
- promuovere la cultura del rispetto e della parità;
- offrire ascolto, orientamento e supporto alle donne che subiscono violenza;
- costruire reti di collaborazione con istituzioni, scuole e associazioni.
Il momento simbolico dell’inaugurazione della panchina rossa ha rappresentato il cuore emotivo dell’evento. Un “posto vuoto che parla”, come è stato definito, capace di trasformare il silenzio in memoria e responsabilità. Non un semplice arredo urbano, ma un monito permanente e un invito all’azione quotidiana.
Dagli interventi è emersa con forza l’importanza della prevenzione, che passa attraverso l’educazione, l’attenzione al linguaggio, la revisione dei modelli culturali trasmessi alle nuove generazioni e il lavoro congiunto tra enti, professionisti e comunità educante. Centrale anche il ruolo della rete territoriale nel sostenere chi trova il coraggio di denunciare e nel garantire strumenti efficaci di protezione e accompagnamento.
Il contributo delle associazioni del terzo settore, è stato ricordato, è fondamentale per affrontare temi così delicati con competenza, sensibilità e continuità.
L’incontro si è concluso con un appello chiaro e condiviso: trasformare il simbolo in azione, la memoria in responsabilità, la riflessione in impegno concreto. Perché solo una comunità che sceglie di agire insieme può davvero contrastare la violenza e costruire un futuro fondato sul rispetto e sulla parità.
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