Eolico selvaggio, il comitato di Sant’Elia a Pianisi denuncia la mancata audizione per l’impianto di nuove pale

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CAMPOBASSO – Il Comitato di cittadini contro l’Eolico e il Fotovoltaico “selvaggi” di Sant’Elia a Pianisi esprime grande preoccupazione in relazione alla proposta di legge regionale n. 89 “per l’individuazione delle ulteriori aree idonee, lo sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili e la tutela del territorio”, deliberata dalla Giunta Regionale, attualmente in IIIa Commissione e che nei prossimi giorni sarà portata all’attenzione del Consiglio per la definitiva approvazione.

  • Il Comitato denuncia, in particolare, la mancata audizione, prevista dalla norma nazionale, dei sindaci quali più diretti rappresentanti ed espressione delle singole comunità e dei territori. Questo, sebbene nella relazione accompagnatoria della proposta di legge regionale si faccia riferimento ad “un iter di coinvolgimento di stakeholder, enti e organi amministrativi regionali” e “al metodo partecipativo tra l’Assessorato competente, con i consiglieri regionali, gli ordini professionali, le associazioni ambientaliste, le
    associazioni di categoria delle imprese e rappresentanti di Comuni e Province”.
  • Il Comitato chiede alla Regione una reale salvaguardia dei siti archeologici, architettonici e di Natura 2000 presenti in Molise e di evitare, senza deroghe, installazioni nelle aree incluse in una fascia di rispetto di tre chilometri, nel caso di impianti eolici, e di cinquecento metri, nel caso di impianti fotovoltaici, dal perimetro di tali beni, fasce peraltro previste dal decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175 convertito nella Legge n.4 del 2026.
  • Il Comitato chiede di dare concreta attuazione alle disposizioni relative al prioritario utilizzo di aree già consumate, cementificate, asfaltate, parcheggi, autostrade, suoli ed edifici pubblici, industriali e commerciali, cave dismesse, in particolare per gli impianti fotovoltaici, ma anche per quelli eolici. La totalità dei progetti presentati ignora queste direttive, essi sono calati dall’alto sulle nostre comunità ricche di natura, agricoltura, storia, cultura. Se non si dà concreta attuazione a tali raccomandazioni la localizzazione
    degli impianti rimane di esclusiva pertinenza delle società energetiche, che evidentemente prestano attenzione alla produttività degli stessi, ai margini di profitto e non certo alla bellezza dei nostri crinali, al patrimonio culturale dei nostri territori e alle attività agricole vocate, le uniche cose che pensavamo fossero ancora nella nostra disponibilità.
  • Il Comitato chiede alla Regione di incentivare e supportare la diffusione di comunità energetiche, non solo con i generici impegni previsti all’art. 29 della proposta di legge, ma con un supporto tecnico reale da mettere a disposizione delle amministrazioni comunali che, molto spesso, da sole non hanno la possibilità di approfondire e utilizzare tale strumento che potrebbe portare benefici alle comunità locali.
  • Il Comitato ritiene che in aggiunta, a quanto previsto dalle normative vigenti e future, per la individuazione dei siti dove ubicare gli impianti di rinnovabili, sarebbe bene che la Regione ponga anche un limite numerico per unità di superficie, per Comune, per chilometro quadrato o altro riferimento che comunque eviti o limiti un effetto cumolo e un effetto selva devastanti per i nostri paesaggi.

È bene ricordare, per meglio comprendere la rilevanza della questione, che per il Molise sono giacenti presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, circa 60 progetti di nuovi impianti per 600 torri eoliche, tutte nella provincia di Campobasso. Tali torri hanno un’altezza quasi tripla rispetto alle oltre 360 già presenti sul nostro territorio: l’altezza delle nuove torri supera abbondantemente i 200 metri. I progetti che coinvolgono il Comune di S.Elia a Pianisi sono 6, per 77 nuove pale, di cui 34 sul territorio comunale. La quasi totalità di esse ricadono all’interno della fascia di maggiore tutela di tremila metri dal perimetro dei due siti di Natura 2000 “Bosco Cerreto”, “Bosco Ficarola”, dal “Sito Archeologico di Pianisi” e dall’Abbazia di San Pietro del XI secolo.

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