
POZZILLI – Le interazioni tra cuore e cervello, un tema sempre più centrale nella medicina contemporanea, saranno al centro del convegno “Cuore-Cervello: dalla clinica alla ricerca”, in programma il 27 e 28 marzo 2026 all’Auditorium “Marc Verstraete” dell’I.R.C.C.S. Neuromed.
Due giornate accreditate ECM che riuniranno specialisti, ricercatori e clinici per approfondire diagnosi, percorsi terapeutici e nuove frontiere della ricerca sulle patologie cardiovascolari e neurologiche.
Il convegno nasce con l’obiettivo di esplorare in modo integrato il legame tra sistema cardiovascolare e sistema nervoso, un rapporto che la letteratura scientifica riconosce come sempre più determinante nella comprensione delle malattie.
“Il nostro Istituto lavora su queste interazioni da oltre trent’anni”, ricorda il professor Giuseppe Lembo, Professore Ordinario della Sapienza di Roma presso Neuromed e responsabile scientifico dell’evento insieme al dottor Alessandro Landolfi. “Oggi la ricerca ci mostra con sempre maggiore chiarezza quanto l’apparato cardiovascolare sia determinante per le malattie neurologiche e, allo stesso tempo, quanto la regolazione nervosa influenzi le patologie cardiache”.
Il programma affronterà alcuni dei nodi clinici più complessi, a partire dalla perdita di coscienza e dalla difficoltà di attribuirne con certezza l’origine cardiologica o neurologica. Particolare attenzione sarà dedicata alla Sincope Unit recentemente attivata presso Neuromed, che rappresenta un punto di riferimento diagnostico per il territorio.
Accanto alla dimensione clinica, ampio spazio sarà riservato al danno cerebrovascolare, ai fattori di rischio e alle tecnologie di imaging avanzato, strumenti fondamentali per la prevenzione e la diagnosi precoce.
La seconda giornata sarà dedicata ai meccanismi cellulari e molecolari che regolano il danno cardio e cerebrovascolare, con interventi che spazieranno dall’epidemiologia ai processi biologici fino alle interazioni neuroimmunitarie.
Un tratto distintivo del convegno è l’approccio traslazionale, che collega direttamente i risultati del laboratorio alla pratica clinica. “La dimensione traslazionale è da sempre uno dei punti di forza del nostro Istituto – sottolinea Lembo – perché integra l’attività clinica con quella di ricerca. Come a noi tutti piace ricordare, dove si fa buona ricerca si fa anche una buona clinica”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA














