
ISERNIA – Nel giorno della Festa della Mamma, la comunità ha alzato la voce contro la chiusura del Punto Nascita dell’ospedale Veneziale: un grido collettivo per difendere il diritto di nascere nella propria terra.
Mamme, future mamme e nonne si sono radunate davanti al Veneziale di Isernia per un sit-in carico di emozione e determinazione. La protesta, organizzata in concomitanza con la Festa della Mamma, ha voluto sottolineare il valore simbolico e concreto della nascita come diritto fondamentale. Donne con i propri bambini, donne in gravidanza e nonne hanno testimoniato la volontà di difendere un presidio che rappresenta il futuro della comunità. Alcune hanno dichiarato di essere pronte persino a incatenarsi pur di non vedere chiuso il reparto.
La chiusura del Punto Nascita di Isernia è prevista dal nuovo Programma Operativo Sanitario 2026-2028, approvato dai commissari regionali. Il piano riduce i reparti e i posti letto, lasciando la provincia di Isernia senza un presidio dedicato alle nascite: resterebbero attivi solo quelli di Campobasso e Termoli. Il sindaco Piero Castrataro, da oltre quattro mesi, dorme in una tenda davanti all’ospedale come gesto di protesta e ha annunciato il ricorso al TAR contro il provvedimento.
Il consiglio comunale di Isernia ha votato all’unanimità un atto d’indirizzo per intraprendere azioni legali contro il piano sanitario. Intanto, la mobilitazione si allarga: dopo le mamme, martedì 12 maggio saranno gli studenti delle scuole superiori a scendere in piazza con un corteo che partirà da Piazza della Repubblica. Indosseranno un fiocchetto nero in segno di lutto, simbolo della perdita del diritto di nascere nella propria città.
Il messaggio lanciato dalla piazza è chiaro: “A Isernia non si può smettere di nascere”. La chiusura del Punto Nascita non è percepita solo come un taglio sanitario, ma come una ferita identitaria e sociale. La comunità chiede pari dignità rispetto agli altri territori molisani e ribadisce che dietro ogni parto c’è il futuro di un’intera provincia.
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