MACCHIA D’ISERNIA – Con l’installazione di PAPAVERI.4 _ fra Terra e Cielo di Antonio La Rosa, si chiude il percorso della seconda edizione di Terracielo 2.0 – Museo a cielo aperto.
L’opera segna la conclusione della stagione espositiva 2026 e consolida il progetto come spazio permanente in cui arte, paesaggio e memoria si intrecciano in un processo di rigenerazione culturale e ambientale.
La cava dismessa di Santa Maria, un tempo luogo di estrazione della pietra, prosegue la sua trasformazione in spazio di contemplazione e ricerca. Qui ogni intervento nasce in relazione con il territorio, contribuendo a costruire l’identità di un museo che cresce insieme alla comunità.
Per Terracielo, La Rosa ha realizzato un’installazione site-specific composta da nove papaveri monumentali, alti tra i 130 e i 200 centimetri. Esili steli di ferro sostengono corolle in alluminio bicolore, modellate come nastri di Möbius, evocando il movimento infinito della natura e la relazione costante tra terra e cielo. Il cuore di ciascun fiore è in biochar, simbolo di fertilità e rigenerazione. Tutti i materiali – ferro, alluminio e biochar – sono di recupero, lavorati artigianalmente con tecniche di forgiatura e saldatura.
L’opera non si impone sul paesaggio ma lo amplifica, invitando il visitatore a un’esperienza di osservazione lenta e continua. La leggerezza delle corolle sospese contrasta con la solidità del ferro, creando un equilibrio tra forza e fragilità che diventa metafora della condizione umana.
“Ho sempre pensato che la scultura dovesse respirare insieme ai luoghi che la accolgono”, ha dichiarato Antonio La Rosa, sottolineando come i papaveri siano simboli di rinascita e fragilità.
La direttrice del museo, Carmen D’Antonino, ha evidenziato come l’opera interpreti pienamente i principi fondativi di Terracielo: “I nove papaveri non costituiscono semplicemente un’installazione scultorea, ma una soglia percettiva tra il bosco e la cava”.
Il direttore artistico Antonio Pallotta ha concluso: “Ogni artista ha saputo interpretare questo luogo senza sovrapporsi alla sua identità. Terracielo è oggi un organismo vivo, destinato a trasformarsi negli anni, capace di generare relazioni, conoscenza e senso di appartenenza”.
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