Tubone, il Pd chiede approfondimenti: «Il Consiglio regionale decida sulla base di dati certi»

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CAMPOBASSO – Prima di assumere qualsiasi decisione sul cosiddetto “Tubone”, il progetto relativo al completamento dell’irrigazione del Basso Molise e all’interconnessione Biferno-Fortore, servono dati certi e approfondimenti tecnici.

È la posizione espressa dai consiglieri regionali del Partito Democratico Micaela Fanelli, Alessandra Salvatore e Vittorino Facciolla.

«Sul progetto del Tubone l’Aula del Consiglio regionale deve decidere sulla scorta di dati certi, perché è in gioco il futuro di un bene, l’acqua, sempre più prezioso e da cui dipende il destino di tanti territori, a partire da quelli del Basso Molise», affermano i tre consiglieri. «Ringraziamo il presidente Di Lucente e il consigliere Sabusco per aver accolto la nostra richiesta di calendarizzare un fitto programma di audizioni in Terza Commissione».

Secondo gli esponenti democratici, uno dei principali nodi riguarda la documentazione tecnica attualmente disponibile. «Occorre innanzitutto poter decidere senza dover fare ricorso a previsioni divinatorie. Si cita uno studio di fattibilità pronto solo al 70%, ma lo studio va concluso, validato e valutato. Non ci sono certezze sui costi energetici che gli agricoltori molisani dovrebbero affrontare. Il Consiglio può decidere solo se informato in merito a questi due aspetti».

Fanelli, Salvatore e Facciolla spiegano che, anche nel caso in cui lo studio dovesse evidenziare disponibilità di risorsa idrica e costi sostenibili, resterebbero comunque da chiarire numerose questioni considerate fondamentali per il Molise.

Tra queste, il tema delle risorse economiche. «A fronte di 163 milioni di euro previsti nella bozza di accordo, gli unici fondi realmente stanziati sono quelli destinati alla progettazione e ai primi interventi. Senza un atto finanziario di impegno delle risorse non si può procedere ad approvare alcun accordo», sostengono i consiglieri.

Particolarmente critico, secondo il Pd, anche il capitolo relativo ai benefici per il Molise. «Sul ristoro ambientale e sul rischio di una svendita della risorsa, la bozza dell’accordo va integralmente riscritta, perché i soldi previsti per il Molise sono pochi e incerti».

Altro elemento considerato prioritario riguarda la tutela del comparto agricolo molisano nei periodi di carenza idrica. «In caso di crisi, l’uso potabile per la Puglia, in base al testo esaminato, avrebbe la precedenza. Questo significherebbe realisticamente la chiusura dei rubinetti degli agricoltori molisani», evidenziano.

Le osservazioni riguardano anche la governance dell’intervento. «La regia strategica e quella degli appalti sarebbero prevalentemente in mano alla Puglia. Lo stesso vale per la gestione di Occhito, mentre andrebbe superata la gestione esclusiva del Consorzio di Capitanata per un lago alimentato integralmente da acque provenienti dal Molise».

Tra i punti segnalati figurano inoltre i costi di sollevamento dell’acqua, ritenuti poco vantaggiosi per gli agricoltori molisani, la necessità di programmare usi alternativi degli invasi, legati al turismo e alla produzione energetica, il tema del dragaggio dell’invaso del Liscione e l’esigenza di un sistema costante di monitoraggio del fiume Biferno.

«Immaginare un sistema economicamente sostenibile per l’irrigazione programmata dei territori molisani oggi non serviti è una necessità che avvertiamo con forza», sottolineano i tre consiglieri regionali. «Per il momento, però, gli atti acquisiti e l’accordo ipotizzato non offrono alcuna garanzia in questa direzione».

Da qui la richiesta di ulteriori approfondimenti prima dell’approdo del provvedimento in Consiglio regionale. «Aspettiamo gli approfondimenti in Commissione e tutti i dati necessari per poter scegliere ciò che è meglio per il Molise, magari proponendo soluzioni tecniche alternative. Questi sono i punti critici che porteremo all’attenzione della Commissione e delle audizioni prima della decisione finale del Consiglio regionale».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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