Montagna, i vertici di Uncem contestano la riduzione delle risorse. Paglione e Bussone: «Per la montagna non c’è nulla da festeggiare»

Paglione e Bussone
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CAPRACOTTA – Centocinquantasei milioni di euro destinati alle Regioni per il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, ma distribuiti su due annualità: 86 milioni per il 2025 e 70 milioni per il 2026.

Una dotazione giudicata insufficiente da Candido Paglione, sindaco di Capracotta e presidente di Uncem Molise, e da Marco Bussone, presidente nazionale di Uncem.

«Si parla di 156 milioni di euro, ma è importante chiarire cosa rappresenta realmente questa cifra: sono 86 milioni riferiti al 2025 e 70 milioni riferiti al 2026. Due annualità messe insieme. Non siamo di fronte, dunque, a un nuovo e straordinario stanziamento per la montagna, ma a risorse complessive che risultano fortemente inferiori rispetto a quanto era stato previsto negli anni precedenti», affermano Paglione e Bussone.

I due rappresentanti di Uncem richiamano il confronto con le risorse stanziate negli anni passati. Nel 2022, ricordano, il Governo Draghi aveva previsto 100 milioni di euro per la montagna. Successivamente, con la legge di bilancio approvata nel dicembre 2021, il Fondo era stato portato a 200 milioni di euro all’anno per le annualità 2023 e 2024.

«Una scelta che indicava una precisa volontà politica: rafforzare gli strumenti finanziari destinati alle aree montane e riconoscere il loro ruolo strategico per il Paese. Oggi, invece, per due annualità arrivano complessivamente 156 milioni di euro ai territori. È una riduzione che non possiamo considerare un dettaglio contabile. È una questione politica e di prospettiva».

La richiesta avanzata da Uncem era quella di mantenere il Fondo a 200 milioni di euro all’anno, una dotazione considerata indispensabile per consentire alle amministrazioni montane di affrontare le difficoltà quotidiane e garantire i servizi alle comunità.

«Lo abbiamo chiesto perché 200 milioni non sono una cifra astratta. Sono risorse necessarie per sostenere i Comuni e le comunità delle montagne italiane che ogni giorno devono garantire servizi essenziali, contrastare lo spopolamento, mantenere infrastrutture, sostenere le economie locali e rendere possibile la permanenza delle persone nei territori montani», sottolineano i due presidenti.

La posizione espressa è netta: «Non siamo stati ascoltati. E oggi dobbiamo prendere atto che ai territori arriva molto meno di quanto era stato programmato».

Per Paglione e Bussone, il problema riguarda anche la distanza tra le decisioni assunte a Roma e la realtà quotidiana vissuta dai Comuni montani. Da qui la richiesta di conoscere le ragioni della riduzione e la destinazione delle somme inizialmente previste.

«Se erano stati previsti 200 milioni di euro annui, vogliamo capire perché ai territori, per il 2025 e il 2026, ne arrivino complessivamente 156. E vogliamo sapere quale sia la destinazione delle risorse che non arrivano alla montagna, perché i territori hanno il diritto di conoscere come vengono utilizzate le risorse originariamente previste per il Fondo».

Il messaggio rivolto al Governo assume quindi i toni di una domanda politica diretta: «La montagna italiana è una priorità oppure no? Perché se lo è, deve esserlo anche quando si approvano le leggi di bilancio. Non bastano le dichiarazioni, non bastano gli annunci e non basta parlare di contrasto allo spopolamento se poi si riducono le risorse necessarie per farlo».

I Comuni montani, evidenziano i vertici di Uncem, non chiedono trattamenti di favore, ma risorse adeguate per poter amministrare territori complessi e assicurare prospettive concrete alle popolazioni residenti.

«Non chiedono privilegi. Chiedono di poter fare il proprio lavoro e di avere gli strumenti finanziari per farlo. La montagna italiana rappresenta una parte fondamentale del territorio nazionale. È un luogo dove si producono economia, agricoltura, turismo, energia, cultura e servizi ambientali».

Infine, l’appello affinché le politiche rivolte alle aree interne e montane siano accompagnate da stanziamenti certi e da una programmazione capace di andare oltre gli annunci.

«Una dotazione di 200 milioni di euro all’anno per il Fosmit non era e non è un lusso: è una condizione necessaria per dare concretezza alle politiche per la montagna. La montagna non ha bisogno di essere celebrata. Ha bisogno di essere sostenuta, con risorse certe e con una programmazione pluriennale», concludono Candido Paglione e Marco Bussone.

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