LEGGE DI STABILITA’ – Ancora caos in aula. Greco recita un passo del Vangelo. Toma e Micone hanno reazioni differenti, discussione rinviata a giovedì

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CAMPOBASSO – Dopo il trambusto nato ieri in aula per la ormai notissima “Maledizione” anche oggi ce n’è per tutti.

La discussione sulla legge di stabilità attira più attenzione sul colore e il contenuto di una cronaca spicciola e personale che ormai porta all’insopportazione il rapporto a distanza tra il portavoce dei Cinque stelle Andrea Greco e la maggioranza e quindi il  Governatore che sull’importanza di quanto si discute che comunque riguarda il Molise e i suoi cittadini. E oggi quindi nel confronto sulla legge di stabilità ennesimo scontro tra il capogruppo di Cinque stelle e il presidente questa volta del Consiglio regionale Micone e a seguire il presidente della Giunta regionale Toma.

Il tutto è scaturito da una serie di emendamenti respinti proposti dai Cinque stelle e dall’opposizione che hanno indotto Greco a richiamare un passo del Vangelo Luca e Giovanni laddove si cita Caifa il sommo sacerdote e capo del Sinedrio che fece arrestare Gesù di cui chiese la crocifissione.

A proposito Giovanni scrive: “Uno di loro Caifa che era sommo sacerdote in quell’anno disse loro: Voi non capite nulla e non considerate che conviene per me che un sol uomo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione“. Apriti cielo, il presidente Micone si solleva per l’inopportuno e imprecisato paragone,  Toma accoglie malissimo all’udito questo passo facendosi il segno della croce i pochi consiglieri in aula assistono attoniti. Tedeschi chiede il numero legale il Consiglio viene rinviato a giovedì mattina. Greco poi così “posta” su fb.

Sono 3 giorni che siamo in Consiglio regionale per l’approvazione del Bilancio, tre giorni di dure lotte per difendere i soldi di tutti i molisani con proposte alternative. Ne ho viste tante di cose assurde in questi tre giorni, ma oggi sono senza parole. Forse qualcosa che va anche oltre la “maledizione” che ieri mi è stata lanciata.

Questa mattina, mentre ci stavano bocciando tutti gli emendamenti che abbiamo presentato per diminuire i privilegi e i costi della politica, io sono intervenuto per spiegare il concetto di “politicamente giusto”: ho riportato in aula il racconto del processo di Caifa e di quando disse, riferendosi a Gesù, che è meglio che muoia un uomo solo, anche se giusto, piuttosto che perisca tutto il popolo.

Naturalmente tutto il mio discorso era teso a far capire come ciò che è giusto per la politica, per le leggi, spesso non è giusto per i cittadini e per chi vive continuamente il disagio dell’indigenza fuori da questi palazzi.

A quel punto ha preso la parola il presidente del Consiglio regionale, Salvatore Micone, dicendo che sono stato oltraggioso verso la religione accostandomi a nostro Signore. Addirittura Toma ha preso la parola e, dicendo che stava per venirgli un malore, si è fatto il segno della croce.

L’imbarazzo di gran parte della maggioranza si poteva tagliare con il coltello: sguardi attoniti e atterriti.

Poi prende la parola Antonio Tedeschi e chiede la verifica del numero legale. A quel punto la maggioranza si alza ed esce dall’aula, così da farlo cadere e di conseguenza tutti a casa. Per oggi. Tanto i problemi dei cittadini possono aspettare.

Meno male che esistono le registrazioni degli interventi in aula, altrimenti sarebbero capaci di dire alla stampa le stesse cose assurde che hanno dichiarato in Consiglio.

Fidatevi, tutto questo è forse più grave di ciò che è accaduto ieri. E presto vedrete il video sui nostri canali”.

E intanto il Consiglio deve ancora discutere e votare 60 emendamenti sulla legge di stabilità 42 sul Bilancio di previsione oltre alla discussione generale sul documento finale dove ogni consigliere ha la possibilità di parlare per un massimo di 40′.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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