QUARESIMA – “Caraesema secca secca … ”, le tradizioni ovvero le tipicità uniche

quaresima, tradizioni
stampa digitale pubblicità black&barry venafro
Smaltimenti Sud

VENAFRO – “Caraesema secca secca / Z’ magnatt’ pan’ e ficura secca / Ch’ n’ piezz’ r’ baccalà / Caraesema vo scialà“.

Filastrocca dialettale venafrana dei decenni trascorsi che in italiano sta per “Quaresima povera povera, nel periodo si mangia pane e fichi secchi, ma con un pezzo di baccalà/ Quaresima vuole largheggiare “.

Il popolino del tempo che fu -si ricava dalla filastrocca popolare- viveva nelle ristrettezze, cibandosi del minimo essenziale e mangiando cose nient’affatto ricercate specie nel periodo della Quaresima, sinonimo di rinunce e privazioni di vario tipo. Addirittura si largheggiava, si migliorava di netto la situazione con un pezzo di baccalà, alias “la carne dei poveri” del passato! Quella appena letta ed illustrata era la tipica e caratteristica filastrocca popolare dialettale venafrana del mercoledì dopo il Carnevale, ossia delle Ceneri, come introduzione alla Quaresima. Si entrava, e si entra ancora oggi almeno per chi crede in determinati valori, in un periodo di rinunce nel corso del quale volontariamente si faceva (e si fa) a meno di tanto quale momento di purificazione spirituale. Dopodiché, sempre nei decenni che furono e terminata la Quaresima, si riprendeva a vivere ed a mangiare in maniera più soddisfacente, addirittura largheggiando, “scialando” con un pezzo di baccalà, la proverbiale “carne dei poveri”!

Nello stesso periodo quaresimale dei tempi trascorsi era in voga nel centro storico di Venafro altra tipicissima tradizione. Chi poteva, alias i benestanti di allora, appendeva a cerchi di ferro sistemati in alto su piazze e strade della città antica generi alimentari di prima necessità come un pezzo di formaggio, una/due salsicce, una fetta di lardo, un pesce essiccato, una bottiglia di vino ed altro. A fine Quaresima tanto “ben di Dio”, dati i diffusi stenti dell’epoca era proprio tale per molti …, veniva calato giù in strada e mangiato all’aperto, seduta stante, da poveri e bisognosi del tempo. Una sorta di mano caritatevole per chi viveva nelle ristrettezze. La tradizione: scrigno preziosissimo di cultura ed umanità, di cui conviene senz’altro conservare il migliore e più utile dei ricordi sotto il profilo sociale.

                                                                               Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Facebooktwittermail

PUBBLICITA’ »

Colacem Sesto Campano
assicurazioni Siravo

resta aggiornato »

WhatsApp Molise Network

seguici »

Facebooktwitteryoutubeinstagram

PUBBLICITA’ »

assicurazioni Siravo
Colacem Sesto Campano

resta aggiornato »

WhatsApp Molise Network

seguici »

Facebooktwitteryoutubeinstagram

aziende in molise »

Bar il Centrale Venafro
Edilnuova Pozzilli
Agrifer Pozzilli
error: