
VENAFRO – Il passato, ovvero scrigno prezioso di vita, cultura, tradizioni e società. La conferma arriva da Venafro, che nei tempi trascorsi ospitava nel periodo pasquale un appuntamento popolare assolutamente unico: la tombolata popolare del Lunedì in Albis sul piazzale della monumentale Cattedrale cittadina, alle porte occidentali dell’abitato.
Già … la tombolata a Pasqua! Strano, inusuale, essendo il gioco tipico e ricorrente nel periodo natalizio. A Venafro però la tradizione ed il costume popolare lo riproponevano anche il Lunedì in Albis e la partecipazione era decisamente affollata e tantissima. Dal primo mattino fanciulli, giovanette, donne, uomini adulti ed anziani raggiungevano la Cattedrale per i riti religiosi della tarda mattinata del Lunedì in Albis, in particolare per benedizione e predica tantissimo attese ed alle quali nessuno voleva mancare. Prima però c’era altro “rito” tipico della Venafro del tempo: la tombolata popolare, seduti a terra sul piazzale antistante il luogo di culto. Vi partecipavano, come detto, fanciulli, giovanette, donne adulte, uomini avanti negli anni ed anziani, attenti ai numeri che estraeva dal sacchettino “Cecere”, anziano venafrano abile nel condurre il gioco, a tenere viva l’attenzione di tutti ed a gridare ad alta voce -cosa necessaria, svolgendosi il gioco all’aperto- il numero estratto perché tutti sentissero. E quando finalmente si prendevano a centrare ambo, terno, quaterna e cinquina la gioia dei vincitori era tantissima. I tempi infatti erano magri, le risorse minime, per cui vincere anche centesimi o mezza lira era un’autentica fortuna! Dopodiché tutti in silenzio ed attentissimi a sentire la voce di “Cecere” per fare tombola. E quando finalmente dallo spiazzo polveroso della Cattedrale si alzava imperiosa l’esclamazione “Tombola!”, la gioia del fortunato era sconfinata, così come si tagliava a fette la delusione di tutti gli altri ! Quindi, tutti composti e in silenzio in Cattedrale per benedizione e predica del Lunedì in Albis, per riprendere a parlare di tombola, numeri, “Cecere”, ambi, cinquina, fortuna e sfortuna una volta tornati all’esterno del luogo di culto. Era anche questa la Pasqua venafrana dei tempi andati, ricca di tantissima e piacevole umanità.
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