
CAMPOBASSO – Presidio non urlato ma comunque pieno di rabbia e delusioni.
Una catena produttiva e commerciale quella presente oggi davanti il Consiglio regionale, dai fotografi ai ristoratori ai parrucchieri e quanti ospitano e preparano eventi o preparano e confezionano gli abbigliamenti e la cura delle persone, partite Iva per la maggior parte, ferme da un anno e mezzo e senza alcuna visione e prospettiva sul futuro.
“Ci avete lasciati appesi come gli abiti” tanto lo stato d’animo scritto su cartelli posti davanti palazzo D’Aimmo di decine di professionalità che danno lavoro a centinaia di addetti e che in 18 mesi hanno ricevuto soltanto 150 euro mensili. Piccoli imprenditori che qualche mese fa si erano preparati a riaprire poi i dietrofront con la risultanza di avere merce invenduta in magazzini del valore di migliaia di euro tutti in debito e che non sanno come pagare.
Chiedono oltre a ristori sicuri, adeguati alla sopravvivenza e la dignità delle famiglie coinvolte, la certezza di riaperture che possano consentire di fissare e programmare eventi cerimonie e quant’altro e ovviamente a tanto è correlato un indotto che a oggi soffre anch’esso alla pari all’interno della filiera interessata.
© RIPRODUZIONE RISERVATA













