Venafro, Solenne Pontificale: Ricci “Nelle chiavi, la storia e le aspirazioni della città”

Venafro, Solenne Pontificale, Alfredo Ricci
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VENAFRO – Nella serata di ieri, 17 giugno, la comunità di Venafro ha vissuto con profonda devozione il Solenne Pontificale nella Basilica dei Ss. Nicandro, Marciano e Daria, presieduto da S.E. Mons. Camillo Cibotti, Vescovo della Diocesi di Isernia-Venafro e della Diocesi di Trivento.

L’evento, tra i più significativi della festa patronale, si è tenuto eccezionalmente alle 19:00 anziché alle 11:00 a causa della convocazione della Conferenza Episcopale Italiana da parte di Papa Leone XIV, che ha ricevuto i vescovi italiani in udienza presso l’Aula Paolo VI.

Durante la celebrazione, il Sindaco Alfredo Ricci ha offerto i Ceri e le Chiavi della Città al Vescovo, che li ha poi posti al busto argenteo di San Nicandro, rinnovando il tradizionale gesto di fede e affidamento della città ai suoi Santi Martiri. Nel suo discorso, il Sindaco ha espresso il profondo legame tra Venafro e i suoi patroni, ricordando le preoccupazioni e le aspirazioni della comunità, dai giovani alle famiglie e agli anziani, sottolineando l’importanza della coesione sociale e della tutela dei diritti dei più fragili.

Un momento particolarmente significativo è stata la presenza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Salvatore Luongo, originario di Venafro, a cui l’Amministrazione ha conferito la cittadinanza onoraria in segno di riconoscimento per il suo impegno e dedizione.

Il saluto del Sindaco Alfredo Ricci

Eccellenza, Le rivolgo il saluto deferente mio personale, dell’Amministrazione
Comunale e della città che ho l’onore di rappresentare.
Saluto tutte le Autorità presenti; per tutte: il sig. Prefetto, sintesi delle rappresentanze
repubblicane a ogni livello.
Un saluto speciale rivolgo al sig. Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen.
C.A. Salvatore Luongo, che oggi ci onora della sua presenza; dovrei dargli il benvenuto, ma
questo si fa con gli ospiti, mentre il Gen. Luongo qui è di casa, essendo venafrano tra i venafrani.
Mi piace pensare che oggi sia seduto allo stesso posto che per tanti anni in questa cerimonia ha
occupato l’indimenticato Maresciallo Luongo, Comandante della stazione dei Carabinieri di
Venafro, il papà. Mi viene da dire, avendo avuto l’onore di conoscere le persone prima dei
militari, che oggi cambiano i gradi e i ruoli, ma in questo posto in questa chiesa c’è continuità
nel valore, nella professionalità e nell’umanità di carabiniere e venafrano.
Da quando lo scorso mese di novembre il Gen. Luongo è stato nominato al vertice
dell’Arma, la nostra città è un tripudio di gioia e di orgoglio; gioia e orgoglio che come
Amministrazione abbiamo deciso di rendere solenni con l’attribuzione al Gen. Luongo della
cittadinanza onoraria di Venafro; ringrazio di cuore il Generale per avere accettato la nostra
proposta con entusiasmo; quanto prima organizzeremo una giornata per celebrare il servitore
dello Stato e l’uomo.
Un affettuoso e grato saluto va ai parroci di Venafro e delle Frazioni, che sono
costantemente guide spirituali ed esempi di impegno sociale per la nostra comunità, oltre che
riferimenti imprescindibili con cui mi confronto ogni giorno nell’espletamento del mandato
amministrativo: grazie davvero di esserci e di essere così preziosi; con loro saluto i sacerdoti
concelebranti, instancabili ed essenziali pastori del nostro territorio.
E poi consentitemi di salutare in modo specialmente affettuoso e grato la famiglia dei
frati conventuali, il guardiano e rettore di questa basilica, Padre Agostino, con lui Padre
Giovanni, Padre Raffaele e Padre Damiano. In questi mesi avete rilanciato ciò che soltanto due
anni fa sembrava andare verso un declino definitivo. Siete entrati nel cuore di tutti noi: grazie!
Un saluto a tutti i cittadini presenti, in orario quest’anno diverso dalla tradizione, ma
partecipanti come sempre con devozione a questa sentita celebrazione.
La cerimonia di oggi si inserisce in una tre giorni in cui devozione e identità del popolo
venafrano si intersecano e incastrano, in un turbinio di emozioni, entusiasmo e gioia di ogni
cittadino.
Apparentemente sono tre giornate sempre uguali, anche l’odierna cerimonia è sempre la
stessa; eppure ogni anno i nostri cuori riescono a stupirsi e fare nuove scoperte.
È questo lo speciale, autentico e indissolubile legame di devozione tra Venafro e i
Venafrani e i loro Santi, San Nicandro, San Marciano e Santa Daria.
In questo contesto, tra pochi minuti consegnerò nelle sue mani, Eccellenza, le chiavi
della città e i ceri, perché ella li ponga nelle mani dei nostri Santi Martiri come gesto solenne di
affidamento di Venafro alla loro protezione.
Nelle chiavi troviamo simbolicamente racchiusi la storia, i valori e l’umanità di Venafro,
ma anche le ansie, le preoccupazioni e le aspirazioni del suo popolo in questo tempo.
Le preoccupazioni dei giovani, che vorrebbero continuare ad avere il proprio futuro in
questo territorio, un territorio piccolo, un’area interna del nostro Paese che ha tante criticità.
Le preoccupazioni delle famiglie, che vedono i propri figli allontanarsi, che vorrebbero
una vivibilità migliore per i propri bambini, che vorrebbero una maggiore tranquillità lavorativa
per i propri padri e madri, ma che non sempre riescono a trovare in questo territorio delle
risposte soddisfacenti.
Le preoccupazioni degli anziani, che troppo spesso vedono sgretolarsi il tessuto sociale
che ha tradizionalmente garantito ai loro avi una vecchiaia serena e troppo spesso rischiano di
ritrovarsi a vivere in solitudine.
Anziani preoccupati per i problemi della sanità. Da troppi anni, e ancora in questi giorni,
discutiamo della fragilità della nostra rete di cura e assistenza sanitaria, con il rischio che le
divisioni prevalgano sulla necessità della coesione, che le criticità ci appaiano maggiori degli
indubbi segnali positivi che negli ultimi tempi riusciamo pure a cogliere, e, soprattutto, con il
timore che, nella ricerca delle soluzioni, possa farsi confusione nella scala dei valori tra bene
pubblico e sia pur legittimi interessi privati, che sono un’opportunità, e non possono divenire
un limite.
In definitiva, in queste chiavi, se c’è una storia gloriosa, c’è anche un presente
preoccupato, con una comunità a tratti anche allarmata dal tentativo che ogni tanto si ripresenta
da parte di alcuni di provare a strumentalizzare le istituzioni e i ruoli per fini non sempre
compatibili e conciliabili con l’interesse pubblico, come abbiamo visto anche in queste
settimane con alcune manovre in materia di politiche sociali che rischiano di stravolgere e
sconvolgere i diritti dei più fragili
L’Amministrazione che ho l’onore di guidare continuerà a fare la sua parte in difesa di
questo territorio e di questa comunità, in maniera costruttiva e al contempo fiera, dialogante e
contestualmente determinata, confidando nella protezione dei Santi Martiri.
È questo, d’altronde, il tratto caratteristico della comunità di Venafro, che non a caso tra
poco offrirà alla protezione dei Santi Martiri anche i ceri.
Eppure il significato dei ceri può essere un affidamento anche più potente delle chiavi.
Parliamo del prodotto del lavoro meticoloso delle api, che in maniera paziente e inesorabile
giungono all’obiettivo, superando le difficoltà che incontrano.
In questo senso, i ceri sono il simbolo di una comunità che, nonostante le preoccupazioni
di un tempo difficile, non si ferma, ma si impegna e prova a fare la differenza.
E così, se nelle chiavi cogliamo le preoccupazioni del nostro popolo, nei ceri noi
troviamo simbolicamente l’impegno che la nostra comunità, senza piangersi addosso, mette tutti
i giorni per continuare a puntare, a credere, a investire nelle potenzialità di questo territorio.
Quanto è stata bella l’esortazione che Papa Leone, a pochi giorni dalla sua elezione, ha rivolto
proprio ai giovani a non aspettare e a rimboccarsi le maniche, in continuità con l’appello che
qualche tempo prima Papa Francesco aveva lanciato sempre ai giovani a non perdere la capacità
di sognare e a non farsi rubare la speranza.
I ceri, insomma, vogliono rappresentare le potenzialità della nostra città e l’impegno
della sua gente a renderle effettive. Potenzialità e impegno portano risultati. E i risultati iniziano
a vedersi, se è vero, come è vero, che sempre più spesso di recente il nostro territorio mostra
segnali importanti di dinamismo e ripresa sia economica sia sociale, soprattutto se la nostra
situazione viene raffrontata con le difficoltà che in maniera sempre maggiore sembrano
annichilire altre aree del nostro Molise.
Si tratta di risultati non scontati, frutto di un confronto e un lavoro meticolosi da parte
di tutti, Amministrazione, realtà produttive, famiglie, corpi associativi e del terzo settore.
Sappiamo tutti che il percorso intrapreso non è semplice e il traguardo non è certo, ma
proprio per questo tra poco consegnerò i ceri, in segno di affidamento simbolico di questi
segnali, di queste opportunità e di questi risultati alla protezione dei Santi Martiri.
D’altronde, se siamo qui è perché crediamo che i nostri amati Martiri, in quanto Santi,
siano il modello da seguire; in questo senso, sappiamo benissimo che San Nicandro, San
Marciano e Santa Daria nel loro percorso di vita e di fede hanno incontrato tante difficoltà, fino
a quella estrema, ma non si sono fermati, e hanno continuato con fiducia, speranza e
determinazione nel percorso intrapreso.
Se siamo qui, è perché con questa stessa fiducia, con questa stessa speranza e con questa
stessa determinazione vogliamo incedere come comunità verso l’avvenire, con abbandono
filiale oggi nelle braccia protettive dei nostri Santi Protettori.
Venafro e il suo popolo sapranno essere all’altezza dei tempi, sapendo di potere contare
sempre sulla speciale protezione dei loro Santi Protettori.
Viva Venafro!
Viva i Santi Martiri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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