Campobasso, il CAV rischia di restare senza sede: Passarelli attacca il Comune

Stefania Passarelli
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CAMPOBASSO – “Non servono scarpe rosse nei momenti di circostanza: servono i fatti.” Con queste parole, la consigliera regionale con delega alle Politiche Sociali, Stefania Passarelli, denuncia pubblicamente il rischio concreto di interruzione del servizio del Centro Antiviolenza (CAV) a Campobasso, a causa della mancata disponibilità di una sede da parte del Comune.

Dopo l’avviso pubblico del 1º agosto, l’Aps Liberaluna è stata individuata come nuovo ente gestore della rete regionale contro la violenza di genere, in coprogettazione con la Regione Molise. Tuttavia, a pochi giorni dall’avvio ufficiale delle attività (1º novembre), l’immobile che ospitava il servizio è stato dichiarato “indisponibile” dal Comune di Campobasso, ente capofila dell’Ambito Territoriale Sociale.

Secondo Passarelli, il Comune era perfettamente a conoscenza del cambio di gestione, già discusso in una riunione del 15 ottobre con tutti gli attori coinvolti. In quell’occasione, era stata richiesta la massima collaborazione per garantire la continuità del servizio, anche attraverso la messa a disposizione di locali idonei. “Tutti gli enti hanno manifestato disponibilità. A parole. Poi, nei fatti, il Comune ha comunicato solo il 29 ottobre che i locali sono destinati ad altro uso”, scrive la consigliera.

La nota della sindaca Marialuisa Forte, presidente del Comitato dei Sindaci dell’Ats, sottolinea l’assenza di “continuità giuridico-amministrativa” tra il vecchio e il nuovo assetto, giustificando così la revoca della sede.

“Il Comune si impegna a garantire forme di collaborazione, ma non una sede. Un luogo di accoglienza, di protezione, di ascolto”, denuncia Passarelli, ricordando che proprio in quella sede, nel centro storico, si sono tenute inaugurazioni e cerimonie istituzionali con tanto di discorsi solenni.

La Regione Molise, l’Asrem e l’Aps Liberaluna si sono già attivate per individuare una nuova sede, “dignitosa e indispensabile” per erogare prestazioni salvavita destinate a donne e bambini.

La consigliera chiude con un attacco diretto alla retorica istituzionale: “Non basta appuntarsi una spilla sul bavero, inaugurare panchine o tenere convegni infarciti di parole. Servono azioni vere, concrete, che guardino al servizio e non al proprio orticello.”

Un appello forte, che richiama le istituzioni locali alla responsabilità e alla coerenza, in un momento in cui la continuità del servizio antiviolenza non può essere messa in discussione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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